Virus due verità


Il virus illumina i comportamenti

 

Covid19 ci sbatte davanti agli occhi due verità. Quella, drammatica, delle migliaia di infettati (1.189.000 a tutto il 4 aprile) e di morti (59.000) in 200 Paesi; e la seconda, fatta di esempi virtuosi (e meno) che evidenziano un contrasto tra il prima e il dopo. Contrasto che in alcuni casi sembra aderire a una legge del contrappasso. (Nella foto La mia anima è vento, di Carla Bedini)

 

Il prima e il dopo

Immigrazione. Prima: l’Italia in anni recenti si è distinta per una politica anti immigrazione che teneva lontani i richiedenti asilo provenienti da Africa, Asia e Medio Oriente. Dopo: all’inizio del contagio Paesi africani, mediorientali e asiatici sono stati tra i primi a non far sbarcare da navi ed aerei i turisti italiani.

Isola di Hispaniola, che la Repubblica Dominicana divide con Haiti. Prima: i dominicani vigilavano con attenzione la frontiera per evitare l’ingresso illegale di masse di diseredati haitiani. Dopo: gli haitiani vigilano perché, dopo l’arrivo del Coronavirus portato in Repubblica Dominicana da turisti italiani, i dominicani non cerchino rifugio ad Haiti infettando la popolazione povera e priva di risorse sanitarie.

Prima: gli Stati Uniti, soprattutto con la gestione Trump, hanno potenziato la politica di chiusura della frontiera con il Messico per evitare l’ingresso clandestino dei messicani. Dopo: il Messico controlla con particolare efficacia che dagli Usa infettati dal virus non entrino in Messico contagiati americani.

Prima: anni fa dall’Albania sbarcarono sulle coste italiane navi e gommoni carichi di disperati in cerca di lavoro. Dopo: oggi l’Albania offre alla sanità di Brescia 30 medici come gesto di solidarietà per la difficoltà che vive l’Italia e per ringraziarci di aver aiutato gli albanesi quando se la passavano peggio di adesso.

Prima: i tanto criticati immigrati africani lavoravano in condizioni miserevoli, vivendo in baraccopoli con paghe da fame, per consentirci di avere sulle tavole pomodori, verdura e frutta da loro raccolti nei campi. Dopo: il virus ha bloccato gli sbarchi e i clandestini disertano le campagne rendendo quasi impossibile la raccolta di frutta e verdura; fenomeno non solo italiano, ma presente in tutta Europa. Analogo problema con badanti e colf.

 

Calcio. Prima: i calciatori italiani di serie A erano abituati a ingaggi milionari con cifre – per stagione – di molto superiori a quelle che un operaio o un impiegato guadagnano in una intera vita. Dopo: lo stop delle partite sta portando i club alla drastica riduzione dei compensi dei giocatori, che tuttavia non sono disposti ad accettarla.

 

Razzismo. Prima: molti del Nord Italia chiamavano sprezzantemente terroni quelli del Sud. Dopo: in questi giorni da Napoli spediscono al Nord un farmaco realizzato dalla sanità partenopea, efficace per curare i pazienti con crisi respiratorie.

Prima: Per decenni il Mezzogiorno ha esportato al Nord Italia mano d’opera e disoccupati. Dopo: in questi giorni gli ospedali del Centro e del Sud Italia ospitano pazienti del Nord che altrimenti rischierebbero di morire in strutture sanitarie vicine al collasso.

Prima: molti settentrionali ancora oggi vorrebbero che i meridionali restassero a casa loro invece di lavorare al Nord. Dopo: interi territori del Sud si stanno blindando per impedire l’arrivo di possibili infettati dal Nord.

 

Politica. Prima: governi regionali di destra difficilmente avrebbero accolto con tutti gli onori delegazioni ufficiali della Cuba comunista. Dopo: la Lombardia ringrazia e accoglie 50 medici della speciale brigata specializzata in virologia, arrivata per assistere gratuitamente i pazienti della città di Crema.

Prima: il presidente Usa Trump ha negato l’esistenza di una pandemia, parlando di virus poco più grave dell’influenza che sarà debellato entro Pasqua. Dopo: Trump stanzia duemila miliardi di dollari per fronteggiare la crisi e ordina la conversione di industrie automobilistiche in produttrici di ventilatori per terapia intensiva.

Prima: Boris Johnson rassicurava gli inglesi presentando il piano per farli infettare allo scopo di attivare gli anticorpi. Dopo: Boris Johnson rinnega il piano e si ammala di Covid19, come pure il suo ministro della Salute e il principe Carlo.

Prima: in Ungheria c’era la democrazia. Dopo: il premier Orban è riuscito a ottenere pieni poteri a tempo indeterminato, come dire che governa il Paese in regime dittatoriale.

 

La fragilità delle certezze

Ce n’è abbastanza di esempi per riflettere su una cosa: basta davvero poco per passare dal benessere al malessere, dal privilegio allo svantaggio. Non serve una guerra, è sufficiente che sulla Terra si muova qualcosa di invisibile. E a nulla valgono le certezze, i diktat, le parole d’ordine, le minacce, il bullismo di quartiere o del politico di turno. Nella calamità le stupidità che prima pochi avrebbero notato diventano palesi e obbligano dopo qualche giorno a drastiche retromarce: tipo dire che l’Europa non aiuterà i Paesi in difficoltà, che la pandemia è poco più di un’influenza o che con 5.000 nuovi contagi certi al giorno vanno riaperte fabbriche e scuole.

Siamo tutti enormemente fragili e solo nella fragilità estrema riusciamo a capire quanto è importante agire insieme per gli altri e non contro gli altri. Certo gli idioti continueranno ad esistere, ma questa lezione ci aiuterà a distinguerli e ad isolarli. Se non sarà così, allora vorrà dire che anche chi si salverà avrà perso la guerra con il virus.

 

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