Gustoso film del 1930


Regista romano, film francese, attrice americana, è la futura Valentina di Crepax

 

Dalla Gorizia del 1953 alla Parigi del 1930, passando per Roma di fine ‘800, per il Kansas di inizio Novecento fino alla Milano del 1965. Chi l’avrebbe detto che cercare di capire la data di alcuni spezzoni di un film muto in bianco e nero che aveva protagonista mia zia Jole allora ventenne (foto), mi avrebbero portato a questo giro nel tempo e nei continenti. Quelle immagini (contenute nel dvd del cofanetto Il Cineclub Gorizia 1953-1963 realizzato in collaborazione tra Associazione Kinoatelje, La Camera Ottica, Università di Udine e Dams Gorizia), ripetute nel 16 millimetri e riprese da più angolazioni per trovare le pose migliori, mostravano due manifesti di film in uscita a Gorizia: Il 49° uomo e San Francesco. Il primo, thriller americano sulla guerra fredda diretto da Fred F. Sears datava appunto dicembre 1952, l’altro invece… incerto. Ma la ricerca mi ha portato al regista romano Augusto Genina (foto) che in quegli anni intendeva realizzare una pellicola sul santo, mai conclusa. Così la curiosità mi ha fatto sbirciare la sua ricca filmografia che non si era fermata neanche durante la grande guerra con ben 20 titoli pubblicati tra il 1915 e il 1918. Una ricca attività cinematografica la sua, iniziata a soli vent’anni nel 1912 quando dopo un anno di esperienza teatrale come autore di commedie e critico per la rivista Il Mondo, fece l’adattamento del film Beatrice d’Este che aveva come interprete femminile la grande Francesca Bertini.

Scorrendo Youtube ho trovato una sua pellicola del 1930, Prix de beauté (in Italia Miss Europa) e ho preso a guardarla per curiosità. Poi nonostante il difficile bianco e nero e il doppiaggio aggiunto poco dopo quando in Francia iniziò il sonoro, l’ho guardata tutta trovandola godibile e tenera, anche perché oltre alla buona regia dell’italiano, ha soggetto e sceneggiatura nientemeno che di René Clair, uno dei maestri del cinema mondiale: in fondo una favola attualissima di novant’anni fa girata e prodotta a Parigi.

La protagonista – e qui si passa agli Stati Uniti – è un’affascinante ventiquattrenne del Kansas, Louise Brooks che incarna il ruolo di umile e sbarazzina dattilografa alle prese con una celebrità che arriva improvvisa e tutto rivoluziona. Solo un anno prima l’attrice aveva interpretato per il cinema tedesco – in una Germania ancora libera dal Nazismo e fortemente progressista – una delle primissime scene di lesbismo in Il vaso di Pandora di Georg Wielhelm Pabst. Non fu il suo esordio scandaloso, già negli anni Venti posò più volte nuda in fotografia entrando a pieno titolo nella lista delle cosiddette Flappers, com’erano chiamate le ragazze scandalose che esibivano la loro sessualità libera o semplicemente si mostravano indipendenti, guidando l’automobile o fumando in pubblico. Anche per alcuni film Louise Brooks divenne una sex simbol, ruolo che la stampa alimentò con servizi sui due matrimoni falliti e con interviste sulla sua presunta intensa notte assieme a Greta Garbo.

 

Valentina, eterna gioventù

Vedere Louise col suo caschetto nero in cima a un corpo diafano e pensare alla Valentina di Bruno Crepax è tutt’uno: e difatti sfogliando la biografia della Brooks – definita una delle prime star americane – si arriva dritto dritto a Milano dove nel 1965 il fumettista italiano trasse proprio dalla bella attrice americana degli anni Trenta la prima ispirazione per il suo celebre sensuale personaggio. Anche se i due non si conobbero mai, si scrissero molto e del loro scambio epistolare è rimasta traccia. Tu hai afferrato la mia vera essenza, gli scrisse una volta soddisfatta del ritratto a fumetti che Crepax aveva fatto di lei. E nel 1976 Louise ormai settantenne confessò in una lettera a Crepax: Hai portato la pace ai miei ultimi anni. Per 69 anni sono stata freneticamente alla ricerca di me stessa. E adesso tu mi dici che sono un “mito”, che benedizione. D’ora in poi mi disintegrerò comodamente a letto con i miei libri, sigarette, caffè, pane, formaggio e marmellata di albicocche. Ecco, dopo una ventina di film e di successi tra il 1926 e il ’38, dopo essere finita senza un dollaro ballerina nei night, dopo essersi ripresa come attrice radiofonica e scrittrice di gossip negli anni ‘50 fino a concludere l’attività lavorativa come commessa nel grande magazzino Saks di New York, Louise era tornata alle soddisfazioni più semplici… Ringraziando chi le aveva fatto sognare un’eterna gioventù. Link del film Miss Europa https://www.youtube.com/watch?v=T00koU_9MYk

 

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