Proteste per George Floyd


 

Bristol, statua nel fiume

Bristol, 7 giugno 2020. I manifestanti anti razzismo che protestano (come in tutto il mondo) contro l’uccisione di George Floyd da parte della polizia americana, abbattono la statua in bronzo di Edward Colston nella via a lui dedicata e la buttano nel fiume Avon. Perché se la prendono con il ricordo di un ricco commerciante vissuto 400 anni fa?

Essendo inglesi conoscono la storia nazionale e pure quella di Edward (nativo di Bristol) commerciante come suo padre, di olio, vino che comprava in Italia, Spagna e Portogallo per rivenderli a Londra dove la sua famiglia si era trasferita. Nel 1680 a 44 anni, come azionista della Royal African Company avviò il commercio di oro, avorio e schiavi: un commercio florido quello degli schiavi africani, dato che la sua compagnia fondata da re Carlo II nel 1660, ne aveva il monopolio. Colston, conservatore anti liberale, ne rimase socio per 11 anni, poi a quanto pare se ne pentì dedicandosi, dopo la morte del padre, ad aiutare le istituzioni caritatevoli della sua città natale, contribuendo a costruire scuole e ricoveri per gli indigenti e finanziando tutte le principali chiese anglicane cittadine.

Parlamentare del regno, si dedicò anche alla finanza. Al suo funerale a Bristol nel 1721 vennero in molti, specie i più poveri. Rimase per secoli un mito della filantropia fino a trent’anni fa quando le minoranze caraibiche della città cominciarono a contestarne la memoria visto che Colston si era arricchito – assieme all’economia stessa di Bristol – soprattutto deportando migliaia di schiavi dall’Africa occidentale alle colonie britanniche dei Caraibi: circa il 20% di loro non sopravvisse al trasporto. Così nel 2017 iniziò il declino della sua memoria: prima col cambio di nome della Colston Hall (sala di concerti eretta nel 1867 dove Colston aveva realizzato una scuola per poveri). L’ultimo atto è la fine (per ora) ingloriosa della sua statua nelle acque del porto.

 

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