Un minorenne liberò Gorizia


Fu un ragazzo di 19 anni il protagonista dell’atto eroico forse più straordinario della prima guerra mondiale; che permise a cinque soldati italiani di catturare oltre 200 austriaci, con due cannoni e numerose armi, usando l’inganno e senza spargimento di sangue.

Come racconta nel documentario Rai del 1966 (dal minuto 35) lo stesso Aurelio Baruzzi all’epoca minorenne bancario di Lugo di Romagna (Ra) partito volontario in guerra a 18 anni (la maggiore età scattava a 21 anni), nella notte tra il 7 e l’8 agosto 1916 si offrì di sorprendere la postazione di cannoni che dall’interno del tunnel ferroviario di Piedimonte impediva agli italiani l’avanzata verso Gorizia. Fece da solo una sortita accorgendosi che la sentinella austriaca – seduta col fucile tra le mani – sembrava dormire, ma in realtà aveva la testa tagliata a metà da una granata. Nessuno quindi avrebbe dato l’allarme.

Nonostante la sua temerarietà che pochi giorni prima gli aveva fatto compiere missioni eroiche conquistandosi due medaglie di bronzo e la promozione da sergente maggiore a sottotenente, il suo superiore non gli diede i 20 uomini che lui chiedeva, ma solo 4 volontari. Armati di fucili e bombe a mano, i cinque entrarono nella galleria costantemente bersagliata dall’artiglieria Savoia e quando Baruzzi entrò, urlò in tedesco Siete prigionieri, arrendetevi! Siete circondati! Colti di sorpresa e minacciati dai cinque che brandivano le bombe a mano, gli austriaci ancora mezzi addormentati si arresero senza tentare di prendere i fucili poggiati sulle rastrelliere: pensarono che quegli italiani erano l’avanguardia della truppa che stava per irrompere nel tunnel, ma non era per nulla così. Contando sulla sua sicurezza il giovane ravennate si impossessò di due cannoni, due mitragliatrici, alcuni lanciabombe, numerose armi e tagliò i fili del telefono impedendo i collegamenti con le retrovie austriache. Come racconta nel video, quell’intervento permise la conquista del monte Podgora e l’ingresso a Gorizia dopo il guado dell’Isonzo.

Suo il primo tricolore in città

Ma Aurelio Baruzzi aveva un suo obiettivo da raggiungere, far sventolare nella città liberata il primo tricolore italiano, il suo: con la scusa di ispezionare le sponde del fiume, alla testa di 20 uomini traversò a nuoto l’Isonzo. Aveva con sé una bandiera comprata qualche giorno prima a Cormons proprio col proposito di fare quel che fece: i suoi superiori consideravano i romagnoli solo dei fanfaroni, al massimo anarchici? Lui giurò che sarebbero stati proprio i romagnoli a conquistare Gorizia. Anche a nome dei suoi tanti conterranei del 28° Fanteria Brigata Pavia, su quella bandiera scrisse ROMAGNA. E fu proprio lui a prendere il controllo di Gorizia e quella bandiera la issò sul tetto della stazione Meridionale, vigilandola per tutta la notte seguente. Il coraggioso blitz valse ad Aurelio Baruzzi la medaglia d’oro al valor militare che il Duca d’Aosta gli appose sulla giubba durante una cerimonia solenne con tanto di sorvolo aereo (foto) il 4 settembre 1916.

La sua storia di coraggiosi azzardi non si fermò lì. Catturato per due volte dagli austriaci (ormai era stato nominato tenente e poi capitano per successivi meriti) per due volte evase dai campi di concentramento, presentandosi nel 1918 al confine italiano sulle Alpi armato e con una pattuglia di fanti ungheresi che da solo aveva fatto prigionieri. Visse fino 1985 a Roma dove morì col grado di generale, dopo aver scritto due libri sulle sue leggendarie imprese.

Video Aurelio Baruzzi:  https://www.youtube.com/watch?v=bSpfzoIAsJk&t=1349s

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