Schiaffo alla democrazia


Che la sede della democrazia americana (il Parlamento) negli anni Duemila sarebbe stata violata da uomini armati è uno di quegli eventi che avremmo immaginato di vedere solo in una pellicola fantapolitica di Hollywood, da sempre amica del catastrofismo. Assistere il 6 gennaio 2021 a scene come queste che arrivano da Washington dove numerosi uomini e donne filo trumpiani hanno di fatto bloccato la ratifica della vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali obbligando all’allontanamento di tutti i parlamentari, rappresenta la plastica espressione di una gravissima e assurda prova di forza anti democratica, premeditata, provocata e aizzata nientemeno che dal presidente in carica; con l’irragionevolezza e la rabbia che sarebbe più naturale riscontrare nel comportamento di un adolescente viziato e isterico o in preda a grave stress psicologico e non nel comportamento del detentore del potere istituzionale più grande nel mondo.

Ci sono stati quattro morti. La gravità dell’evento durato sei ore ha portato il sindaco della capitale americana a decretare il coprifuoco e la speaker della Camera a chiedere l’intervento della Guardia Nazionale (non accolto dal Pentagono): è il segno evidente di qualcosa che somiglia di certo più ai golpe latini piuttosto che alle espressioni della Democrazia anglosassone. Sarà questa manifestazione violenta e simbolica a distinguere, anche nella partigianeria di casa nostra, chi ama la democrazia da chi le preferisce altre forme di potere: perché di fronte alle sentenze dei tribunali americani che certificano il voto senza brogli espresso dai cittadini di quel Paese, sarà ben difficile continuare a proclamarsi amici di chi invita con la forza a negare l’esito democratico delle elezioni appena avvenute e a sollecitare reazioni violente non accettando la sconfitta. Democrazia è accettazione del voto popolare, è ricambio. Altrimenti ci sono altri esempi: dalla Cina alla Russia, dall’ArabiaSaudita alla Corea del Nord.  

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