Parla il detenuto pestato in carrozzina


Nel video di Fanpage parla Vincenzo Cacace, il detenuto di Santa Maria Capua Venere che nel pestaggio praticato dagli agenti di custodia lo scorso anno, era quello in sedia a rotelle. Preso pure lui a manganellate nonostante fosse in quelle condizioni e con disturbi al cuore. Ha scontato 28 anni di carcere e si auto definisce “uomo d’onore” per distinguersi dai picchiatori che di onore ne hanno dimostrato poco; ma quale sia la sua provenienza malavitosa in questo contesto poco conta di fronte ai soprusi subiti da parte di uomini dello Stato che hanno il dovere di trattare con rispetto le persone che la giustizia gli affida (appunto) in custodia. Qui non c’entra lo stress degli agenti che sono sempre pochi, mal pagati e sottoposti a pesanti turni. Il piano è quello della vendetta e del sopruso del più forte sul più debole.

Mattanza e solidarietà

La violenza di 52 agenti denunciati e sospesi dal servizio, è stata definita mattanza dal ministro della Giustizia Cartabia; il senatore Salvini ha invece deciso di recarsi in quel carcere per esprimere solidarietà agli agenti di custodia: come fece Trump nei casi di repressioni mortali di cui si erano resi responsabili alcuni poliziotti. C’è qualcosa che mi sfugge in questa logica: per evitare che si confondano colpevoli con innocenti facendo di tutta l’erba un fascio, si mescolano le carte praticando una difesa di categoria; ma in questo modo si fa comunque di tutta l’erba un fascio. Ne esce un’immagine fuorviante, proprio in quanto espressa a caldo nell’immediatezza della notizia. Come se si prendessero le parti degli aggressori e non degli aggrediti, perché prima di dire chi ha sbagliato venga punito, passa il messaggio più forte: innanzitutto solidarizziamo con la categoria da cui sono emersi i comportamenti violenti.

Quello che serve in questi casi è esattamente il contrario: prima condannare moralmente (in attesa del processo) i pochi violenti per isolarli e poi prendere le difese della categoria perché non venga ingiustamente criminalizzata nella sua interezza. Lo Stato e i suoi rappresentanti (nel governo e nelle opposizioni) hanno il dovere di mostrare unità di fronte alle ingiustizie, sia che provengano dalla malavita sia che siano espresse dal versante della legalità: perché le parole hanno un peso. Se invece alla nuova società italiana piace di più il modello fai da te, occhio per occhio dente per dente, io sono io e tu non sei un cazzo, basta dirlo; le elezioni ci sono per questo.

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