Chi pianse per la morte di Stalin


In Italia per anni si usò la locuzione Ha da venì baffone! alludendo ai tempi duri da attendersi con l’avvento di un “castigamatti”come Stalin. Chi pronunciava quella frase probabilmente aveva la speranza che un regime tipo quello da lui instaurato avrebbe eliminato soprusi e storture sociali; ma sarebbe stato come riversare su Hitler la fiducia in un avvenire migliore, dal momento che il dittatore comunista fu responsabile della morte di qualche milione di suoi compatrioti.

Tuttavia ecco come il quotidiano del Partito comunista italiano, diretto tra il 1947 e il 1957 da Pietro Ingrao (futuro presidente della Camera dal 1976 al ’79 dopo Sandro Pertini e prima di Nilde Iotti) il 6 marzo 1953 definì il celebre georgiano ricordandone la morte avvenuta il giorno prima.

Nell’occhiello del titolo su l’Unità: Gloria all’uomo che più di tutti ha fatto per la liberazione e il progresso dell’umanità. Non c’è che dire: una glorificazione a tutti gli effetti, degna di un santo o di un premio Nobel per la pace. L’occhiello non era altro che la frase principale del telegramma inviato il 2 marzo al Pcus sovietico dal segretario del PCI Palmiro Togliatti, per augurare la guarigione del leader colpito da emorragia cerebrale.

La prima pagina dell’Unità del 5 marzo 1953 tradiva ancora l’enfasi retorica del Ventennio fascista: Rapido come il fulmine l’annuncio si è sparso per i quattro angoli della terra; l’animo di milioni e milioni di uomini ha avuto un balzo… Gli uomini semplici di tutto il mondo, che amano profondamente Giuseppe Stalin, non volevano credere alla notizia, speravano, auguravano.

E il 7 marzo un editoriale del Comitato Centrale del PCI concludeva con Gloria eterna a Giuseppe Stalin!, ricordando che la sua opera e il suo ricordo sarebbero rimasti immortali. Per onorare il compagno Stalin il giornale lanciò la raccolta di firme che sarebbero state riunite in appositi volumi da inviare a Mosca per testimoniare la vicinanza del partito satellite italiano. Un trafiletto ricordava che a rappresentare i comunisti italiani ai funerali del 9 marzo sarebbero andati Palmiro Togliatti, Giorgio Amendola, Antonio Roasio e Arrigo Boldrini.

Peccato che tanto dolore fu espresso per l’uomo che si era reso responsabile di centinaia di migliaia di morti inflitte al suo stesso popolo e soprattutto ai suoi amici e collaboratori in oltre vent’anni di “purghe” con le quali Stalin azzerò la nomenclatura dei Bolscevichi della prima ora, rimanendo l’unico testimone degli inizi del comunismo sovietico, illudendosi di poter fare la storia mettendosi quasi allo stesso livello di Lenin, che invece di lui aveva sempre avuto una pessima opinione.

Come rivelò nel 1990 (dopo la caduta del Muro di Berlino) Vladimir Kriuchkov allora direttore del KGB e membro del Politburo nonché uno dei responsabili nel 1991 dell’arresto del presidente Michail Gorbacev, tra il 1930 e il 1953 Stalin fece incarcerare o deportare nei gulag 3 milioni e 800.000 cittadini e firmò 786.000 condanne a morte: una media di 34.173 all’anno, 93 al giorno. Senza contare poi la grande carestia del 1932-33 che produsse circa 6 milioni di morti: carestia da molti attribuita alla volontà del dittatore di perseguire la guerra dichiarata ai contadini più ricchi (kulaki).

Metà dell’Italia appena uscita dal fascismo e dalla complicità col nazismo pianse un altro dittatore (stavolta comunista) responsabile di milioni di morti. La domanda che nasce spontanea: ma perché abbiamo sempre bisogno di appassionarci all'”uomo forte”? 

Nel video, girato al teatro Bolshoi di Mosca nel 1952, sugli scranni dei potenti del comunismo internazionale assieme a Stalin, Kruscev, Mao, c’è all’estrema sinistra Palmiro Togliatti. Chi rende omaggio a Stalin con gli auguri di buon anno sono i giovani Pionieri del partito, il cui piccolo portavoce, secondo le procedure tipiche delle celebrazioni del culto della personalità, chiama Stalin La nostra guida, il nostro leader e il nostro caro amico.

3 risposte a “Chi pianse per la morte di Stalin

  1. Infatti, chiamare Volgograd (l’antica Tsaritsyn con riferimento allo zar) di nuovo Stalingrado sarebbe come avere in Germania una città che si chiama Hitlerstadt. Credo che solo i nostalgici potrebbero provare piacere ad esserne residenti..

  2. La mente umana della massa soggiogata, meglio dire imprigionata dalla e nella paura, per difendersi anziché eliminare la follia la esalta tramite il culto della personalità del pazzo, pensando così, almeno, di arginarlo. Invece la situazione peggiora in modo esponenziale. Alleluia che un malato di mente come Stalin sia morto! Ripristinare il nome “Stalingrado” per la città, a me suona come una semplice minaccia di questo nuovo regime totalitario per intimorire che potrebbero essere ripristinato metodi di “depurazione” dei vecchi regimi.
    La Russia, grande terra di dolore, storicamente non ha molte chance per uscire dalle strutture dittatoriali. Il grande popolo russo tanto può essere coraggioso quanto pauroso è ormai e sopito nella paura da secoli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...