Esercito europeo, guerre in vista


L’Europa in questi mesi sta ragionando sulla costituzione di un esercito continentale, pronto a intervenire sotto l’unica bandiera a 12 stelle su sfondo blu. Sarebbe il modo per mostrare al mondo che l’Europa è davvero unita, tanto che può mettere sul campo un suo esercito, benché inizialmente numericamente esiguo e quindi dal valore simbolico. Ma sarebbe un esercito difensivo o anche offensivo? Viene da dire che, siccome non sono all’orizzonte minacce al nostro continente e questo dibattito si è riacceso dopo l’abbandono dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna), l’ipotesi di partecipazione a guerre extraeuropee è fortemente plausibile.

Se a combattere sono i professionisti…

Il fatto è che da quando nel 2005 il governo Berlusconi abolì la leva obbligatoria istituendo l’esercito di professionisti, l’Italia ha incrementato i suoi interventi militari all’estero impegnandosi in azioni di guerra al fianco di alleati Nato. Se fino ad allora inviare a combattere i propri figli di 18-25 anni rappresentava per le famiglie italiane un atto non solo contrario all’articolo 11 della Costituzione, ma anche avverso al sentimento generale della popolazione, con l’esercito professionale divenne psicologicamente più facile per la comunità accettare che partissero per missioni di guerra (seppure camuffate dalla dicitura missioni umanitarie o di polizia) uomini e donne stipendiati, che imbracciavano le armi per loro scelta e non per obbligo durante l’anno di naja. Lo si è visto nella differenza di reazioni popolari negli Usa durante la campagna del Vietnam – dove partivano i coscritti – e durante la campagna in Afghanistan dove a partire erano i professionisti.  

L’istituzione dell’esercito europeo temo che produrrà nella popolazione del nostro continente lo stesso tipo di reazione condizionata, facendo aumentare gli interventi militari congiunti in diversi scenari del mondo dove gli interessi dell’Europa (umanitari solo nella forma e sempre economici nella sostanza) saranno vissuti come prioritari. Si avrà una polarizzazione di forze che, se da un lato vedrà Stati Uniti ed Europa alleate, dall’altro non potrà non vedere presenti Russia e soprattutto Cina (e certamente altri paesi asiatici). La bipolarità della guerra fredda sta per mutare militarmente in quattro grandi soggetti. Un rapporto di forze che vede gli Usa con 331 milioni di abitanti, l’Unione Europea con 447 milioni, la Russia con 145 milioni e la Cina con 1.411 milioni. Sul fronte PIL, gli Usa contano su circa 22.000 miliardi di euro, l’UE su 13.400 miliardi, la Russia su 1.600 miliardi e la Cina su 14.140 milioni di euro all’incirca.

Ma se è impensabile uno scontro tra colossi (anche per la deterrenza degli arsenali atomici e degli armamenti convenzionali), di certo non mancheranno le guerre locali combattute un po’ “in prima persona” dai grandi soggetti, e molto foraggiando le parti in conflitto con l’invio di denaro, armi e contractors, termine che camuffa il vero senso della parola, mercenari.  

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