Empatia


 (сочувствие)
La Metropolitana di Kiev diventa un rifugio




In questi giorni di guerra c’è chi empatizza con le vittime, chi suggerisce strategie, chi dà all’Occidente la colpa di aver “spaventato” Putin portandolo alla follia di questa occupazione con il suo bagaglio di vittime e minacce di una portata finora sconosciuta. Tanti, in buona fede per carità, dicono che gli ucraini dovrebbero deporre le armi di fronte a un nemico tanto soverchiante. Questa è la soluzione che porterebbe alla temporanea pace, ma non alla pacificazione; e di certo porta all’annessione alla Russia di un paese europeo. Paese sovrano che non intende finire sotto una dittatura: non sarebbe il passaggio da una sfera di influenza ad un’altra, ma l’assoggettamento in stile Unione Sovietica & paesi satelliti.

Molti, abituati per consuetudine a ricordare il 25 aprile (a volte anche la grande guerra e perfino il Risorgimento) riempiendosi retoricamente la bocca con la parola Resistenza, dimenticano che per consentirci da 77 anni di vivere in libertà e pace, tanti italiani ed europei hanno combattuto e sono morti come oggi fanno gli ucraini, per cacciare i nazisti dal proprio paese. Certo la resistenza era di supporto all’avanzata degli eserciti alleati e mai da sola avrebbe vinto i tedeschi; ma di coraggiosa resistenza oggi si parla, di Davide contro Golia. Quella di un popolo di 45 milioni di abitanti (15 meno degli italiani), le cui città maggiori bombardate hanno una popolazione pari a Roma e Milano. Giorni fa abbiamo visto il “Pirellone” di Milano distrutto (sede della Regione a Kharkiv), l’”Università di Padova“ bombardata (Kharkiv) e ancora chiese, ospedali, case di villaggi e condomini. Dicono che mai lascerebbero conquistare la loro terra. Riusciamo a immaginare se quella fila di 60 km di carrarmati russi stesse stringendo d’assedio Roma?

Empatia è mettersi nei panni dell’altro, immaginarsi dentro Kiev o Kharkiv o nella mitica Odessa sotto i colpi di missile e le granate russe, pronte a diventare come le città fantasma della Siria o della Cecenia. Questa guerra impensabile finirà e se ad averla vinta sarà l’Armata Rossa che intende ripristinare parte o tutti i vecchi confini sovietici, milioni di cittadini oggi liberi saranno privati delle libertà di espressione, di stampa, di riunione. Fossimo noi italiani al loro posto, abituati alla qualità della vita che conosciamo e ad una piena libertà, saremmo convinti di volerlo sopportare? Ci stupiamo dei proclami del presidente Zelenski e delle immagini di donne e ragazze che preparano le molotov per frenare il secondo esercito più forte del mondo. Ma a loro viene spontaneo voler resistere perché sono usciti dalla dittatura, come veniva spontaneo ai nostri padri (non tutti).

Mettiamoci per un attimo nei panni di quei cittadini di Kiev che in tv vediamo resistere a 1.400 km in linea d’aria da Venezia e pensiamo cosa faremmo al loro posto. Baratteremmo la libertà purché ci lascino Netflix e le partite di calcio o difenderemmo a qualunque costo il nostro mondo? Non dimentichiamo che la Russia che cerca spazio come se non fosse già il paese più esteso del mondo, nella sua lunga storia non ha mai conosciuto la democrazia.

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