La Russia è un’isola


I russi privati dei canali di informazione indipendenti e raggiunti solo dalla “verità” di Stato, cosa penseranno dell’accerchiamento di cui si sentono vittime? Gli sarà venuto in mente che tutto parte dalla “liberazione” dei fratelli ucraini come sostiene il loro leader assoluto? Chi non è negli apparati del potere probabilmente pensa forse che il mondo è improvvisamente impazzito e ce l’ha senza ragione con loro: tutto il mondo meno la Siria, l’Eritrea, la Bielorussia e la Corea del Nord. Certo 35 paesi all’Onu si sono astenuti dal condannare Putin, ma è la prima volta che uno stato viene considerato così tanto “canaglia” da quando le Nazioni Unite esistono; fossero nate prima nessuno – tranne Germania, Italia, Giappone, Ungheria, Romania, Bulgaria, Thailandia, Iraq, Albania e altri stati manovrati dalle potenze dell’Asse, avrebbe avuto dubbi che il cattivo assoluto era Hitler.

Cos’è impedito ai russi

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Chi sta reagendo con inattesa durezza e rapidità all’invasione russa di uno stato sovrano sono l’Unione Europea, gli Stati Uniti, il Giappone, la Svizzera (uscita per la prima volta dalla sua antica neutralità), la Corea del Sud e tanti altri paesi. Nella prima settimana di sanzioni, per il regime di Mosca già si affaccia lo spauracchio del fallimento.

Le sanzioni economiche porteranno la Russia ad avere un calo del Pil tra il 7 e il 9% secondo le stime di JP Morgan e Bloomberg. Il congelamento dei diritti per il prelievo speciale dei russi che Stati Uniti e Unione Europea chiedono alla Banca Mondiale piegheranno ancora di più la finanza di quell’impero mettendo però in crisi anche tutte le economie emergenti: e questo potrebbe indurre la Cina a dettare a Putin una diversa agenda politica. Il tracollo russo trascinerebbe con sé una forte recessione internazionale dal momento che le economie globali sono interconnesse.   Sette banche russe non possono più effettuare transazioni internazionali e presto capiterà ad altre 7 con oltre mille istituti bancari esteri. La Borsa di Mosca, chiusa da lunedì 28 febbraio per evitare eccessive vendite, potrebbe riaprire solo martedì 8 marzo. Poi c’è il blocco dello SWIFT per le banche russe, che potrebbe in alcuni casi paralizzarne gli affari e che ha portato fin dall’annuncio alle code ai bancomat per i prelievi.

Poi ci sono le pressioni sugli oligarchi di Putin che stanno già determinando sequestri di beni all’estero e vendite di beni da parte dei danneggiati: Putin e il suo ministro degli Esteri Lavrov sono tra i sanzionati per quanto detengono all’estero tramite prestanomi.  

Probabilmente in vista di questa guerra, la Russia negli anni più recenti aveva accumulato più di 640 miliardi di dollari come riserve: pare che di tali riserve almeno 300 se non 400 miliardi di dollari siano di fatto bloccati dalle sanzioni. E questo potrebbe portare la Russia a chiedere liquidità a sottoscrittori privati, cioè indebitandosi con i suoi cittadini. Inoltre il blocco di gran parte delle riserve ha portato il crollo del rublo con conseguente calo del potere di acquisto dei russi. E ci sono anche le reazioni di tante imprese estere che hanno interrotto gli affari con la Russia. Non solo Apple e Windows, non solo Paypal e American Express, non solo i 17 megastore Ikea, ma anche Netflix, TikTok e Spotify, Volkswagen, Toyota, Shell, Bp, Volvo, Maersk, MSC, DaimlerTruck, Siemens, Nike, Lego, …

Sul fronte dell’informazione Putin ha ordinato la chiusura di Facebook e Twitter perché non arrivino notizie dall’Occidente. Cosa succederà prossimamente in Russia sarà più difficile saperlo o per lo meno vederlo: anche la Rai, dopo BBC, CNN e altre tv estere, hanno richiamato in patria le proprie troupe dopo che i russi stanno varando una nuova legge che condanna da 10 a 15 anni chi diffonde notizie “false” sulla guerra in Ucraina: una guerra che in Russia è vietato chiamare col suo nome.

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