Padova del ‘300 come l’Ucraina


Marsilio principe carrarese

Sul finire del 1328 Padova divenne una sorta di stato cuscinetto tra il ducato dei Visconti a Milano, la signoria degli Scaligeri a Verona e la Serenissima Repubblica di Venezia. Un anno prima, nel settembre 1327, il signore di Padova Marsilio da Carrara, assieme a Filippo da Peraga e ad altri nobili si era recato in Tirolo a sollecitare l’aiuto dell’ex re di Boemia Enrico duca di Carinzia, che di fatto reggeva le sorti padovane. L’aiuto era contro i veronesi che dopo 17 anni di guerra cercavano di conquistare la città armando i contadini della Bassa Padovana guidati da Nicola da Carrara (cugino di Marsilio) e da altri filo veronesi fuggiti da Padova. Ma il signore di Padova da Enrico ottenne solo la promessa – non mantenuta – di aiuto militare. Così, per evitare un bagno di sangue, Marsilio cedette a Cangrande della Scala la città di cui fu nominato vicario, ottenendo notevoli ricchezze tra cui l’abbazia di Santa Giustina. A garanzia dell’alleanza tra Padova e Verona, nella chiesa di S. Giorgio in Alga a Venezia si celebrò il matrimonio tra Mastino della Scala (nipote di Cangrande) e Taddea da Carrara figlia di Jacopo, il primo signore di Padova; testimoni Filippo da Peraga e Spinetta Malaspina. Il 3 settembre 1328 Marsilio si fece conferire da Griffo von Villanders fratello di Hengelmario, il capitanato della città e l’assemblea cittadina nominò podestà il mercenario parmense Marsilio de’ Rossi che il 5 settembre entrò a Padova con 200 cavalieri. Poco più tardi, licenziati i soldati tedeschi della precedente guarnigione che proteggeva la città, il numero dei militari italiani aumentò di parecchio: si diceva fossero seguaci del podestà, ma erano tutti uomini del duca veronese.

La Padova del Trecento

L’8 settembre 1328, in segno di subalternità, Marsilio assieme a diversi dignitari andò a Verona a offrire agli Scaligeri le chiavi di Padova. E due giorni dopo alle 9 di mattina, al comando di molti soldati Cangrande arrivò a Padova dove fu fatto entrare da Porta dei Mulini passando sul lungo antico ponte romano. Una volta varcato l’ingresso Cangrande, Marsilio gli si accostò a cavallo e insieme, in trionfo di popolo, percorsero il breve tratto che separava l’accesso dei mulini dal palazzo e dalla cattedrale dove venne intonato il Te Deum. In vista della solenne cerimonia pubblica fissata per l’11 settembre, Cangrande prese alloggio nel Vescovado e l’indomani lo Scaligero ricevette il vessillo del Comune, che Cangrande riconsegnò subito a Marsilio da Carrara proclamandolo suo vicario. Seguì un sontuoso banchetto.

Una volta rientrato a Verona, Cangrande festeggiò la presa di Padova con banchetti e tornei che durarono un mese ed ebbero 5.000 cavalieri invitati. La guerra durata 17 anni e 5 mesi segnava per Padova la fine del governo comunale, sostituito dalla signoria retta dall’oppressore “straniero”.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...