I cacciatori di difetti ucraini


Non sono pochi in Italia quelli che criticano (pure con una certa asprezza) gli ucraini o il loro governo: perché non si arrendono ai russi, perché non chiedono un armistizio lasciando che l’occupante si prenda porzioni della loro nazione imponendo il proprio regime illiberale; perché hanno “provocato” la Federazione Russa facendo intendere che gli piacerebbe entrare nella Nato. Altri azzardano che sono gli americani ad aver spinto i russi ad avviare la guerra facendogli credere che esista un piano anti Russia. Quasi che Putin temesse davvero che un confine infinitesimale del suo gigantesco “continente” passasse al nemico (ma siamo da 70 anni in pace!) e non fosse invece attratto dalle tante risorse del terreno ucraino e dal desiderio di rendere ancora più grande la Grande Russia

Come se fosse giusto e logico che un paese attaccato alzasse le mani e lasciasse fare; come se fosse sbagliato, per un paese che ha già subito la perdita di tre regioni, cercare un’alleanza che gli eviti di subire una ennesima futura guerra: se facesse parte della Nato l’Ucraina ora sarebbe integra come a gennaio.

L’idea che l’Ucraina debba cedere è un pensiero che accomuna tanto i pacifisti quanto movimenti della destra, quanto i comunisti che discendono politicamente dai partigiani che nella guerra di liberazione furono i più feroci sostenitori della cacciata degli occupanti.

Stento a comprendere i motivi che spingono questi miei connazionali – pur dichiarandosi neutrali e comprensivi verso gli ucraini – a mettersi dalla parte dell’aggressore o comunque a osteggiare l’aggredito, criticando un popolo sotto le bombe anziché provarne empatia. Prima di mancare di rispetto a un’intera popolazione sotto attacco che piange i suoi morti e le incessanti distruzioni, bisognerebbe mettersi nei suoi panni. Per capire il peso dell’occupazione russa in Donbass e Crimea, regioni dove vive il 17,5% della popolazione ucraina, sarebbe come se l’Austria, vantando la storia dei territori posseduti in Italia, avesse pesantemente bombardato e occupato Friuli Venezia Giulia, Veneto, Puglia e Basilicata in cui vive il 17,5% della popolazione italiana (10 milioni e 600.000 abitanti). Saremmo disposti a cedere impunemente queste regioni, anche dopo aver visto bombardare Roma, Milano, Napoli, Genova? Dopo aver visto l’acciaieria di Taranto distrutta come pure tutti gli aeroporti, molte centrali elettriche, molte industrie, depositi di generi alimentari, centri commerciali, condomini, ospedali.

Parafrasando la propaganda russa diversi italiani sostengono che l’esercito di Kiev, mischiandosi con la popolazione, la mette in pericolo trasformandola in bersagli umani: bisognerebbe chiedersi dove devono dormire e posizionarsi i soldati una volta che le loro caserme (ovvi bersagli) sono state distrutte…  Devono lasciare cannoni, carrarmati e batterie contraeree in bella vista per farli colpire o è comprensibile che mimetizzino uomini e mezzi dove possibile?      

Da Reagan a Zelensky

A tanti l’ex comico ucraino non sarà simpatico quanto lo è stato magari Reagan o risulta troppo sicuro di sé o fa “terribili” gaffe come personalizzare i suoi discorsi a seconda dell’uditorio, rimbrottare Draghi che lamentava la sua mancata risposta al telefono o paragonare le vittime ucraine a quelle della Shoah… Dimenticano che gestire da un bunker un paese sotto attacco cercando aiuti da mezzo mondo non dev’essere un’impresa facile e priva di forti stress e sensi di colpa per le decisioni prese che riguardano la vita delle persone.     

Tra i critici ci sono i pacifisti puri che non vogliono nemmeno considerare l’ipotesi di difendere in armi il proprio paese: la loro è una posizione di principio che gli fa dire Né con Putin né con Zelensky, e quindi sono perché le cose vadano secondo la logica del più forte o del pesce grande che mangia il piccolo, in attesa che i russi si accontentino di quel che riusciranno a prendere e dei morti che riusciranno a fare. Si è mai visto un esercito invasore che si ferma se non incontra resistenza? Senza trovare le difese irachene gli americani e i loro alleati nel 1991 ci misero solo 4 giorni ad arrivare a Baghdad. O forse sperano nel miracolo di Putin illuminato sulla via del Cremlino. Sperano che, con la resa ucraina, i russi invece di conquistare più terreno possibile preferiscano sedersi a trattare: come se le bombe avessero smesso di cadere durante i colloqui… Nemmeno Papa Francesco è stato ascoltato e men che meno ricevuto a Mosca.

Chi invece non è sorretto da questo sogno perché preda di un sentimento ostile verso gli ucraini che intralciano la pace, a mio avviso segue diversi ordini di pensiero. C’è chi dice Putin ha sbagliato, è un feroce dittatore, ma… gli ucraini non sono stinchi di santi, sono nazisti, hanno ucciso filo russi nel Donbass, il loro presidente è drogato e quando scappavano in Polonia non permettevano agli immigrati africani di lasciare il paese… Si riferiscono, come fa Putin nella sua propaganda, a un battaglione che simpatizza per Hitler (per intero o solo diversi soggetti?); si riferiscono a un’accusa generica, a una guerra d’occupazione russa che va avanti dal 2014 ai confini orientali e simpatizzano per i filo russi o magari anche testimoniano casi autentici di razzismo.

Bastano le foto di gruppi di parà della Folgore che fanno il saluto romano o che hanno Benito tatuato sul braccio per dire che gli italiani sono fascisti? Basta sapere che abbiamo tre regioni in cui sono radicati tre differenti tipi di mafia per fare di tutti gli italiani dei mafiosi? O basta dire che, visto che nel nostro parlamento c’è chi sniffa cocaina, il nostro è un governo di drogati?

E’ un fatto che i paesi ex sovietici, una volta tornati liberi, hanno mostrato un diffuso rigetto del comunismo con presenze di neonazisti più nella Germania Est che nella Ovest; ma si potrebbe anche ricordare che tre parenti di Volodymyr Zelensky, che è ebreo, sono morti nella Shoah. Il capolavoro della montatura russa l’ha fatto il ministro degli esteri russo Lavrov si è smascherato nell’intervista a Rete4 dicendo che in fondo anche Hitler era di origine ebrea… 

E a proposito degli immigrati in fuga, ci sono i video che li mostrano in salvo in Polonia, mischiati agli ucraini. E poi siamo certi che se una situazione analoga fosse avvenuta in Italia durante il salviniano blocco degli sbarchi, alla frontiera sarebbero stati fatti uscire prima gli immigrati?

Poi ci sono quelli che dicono: Anche gli americani hanno bombardato in mezzo mondo… Vero, da sempre. Ma non è che perché l’han fatto quelli, fanno bene anche questi a fare altrettanto. Il giudizio sull’oggi va preso su ciò che accade oggi e che è già anche troppo! Altrimenti tirando in ballo precedenti colpevoli si diluiscono le colpe attuali.

C’è poi chi, di fronte alle notizie e alle riprese video preferisce credere alle versioni di Mosca piuttosto che alle immagini raccolte dagli inviati internazionali. Evidentemente sembrano più onesti i tg russi quando spiegano che Mariupol rasa al suolo (ripresa dai droni) è la prova che sono stati gli ucraini a distruggere la loro città di 166 kmq e 446.000 abitanti per non lasciarla nelle mani dell’Armata Rossa! Come se gli italiani facessero saltare in aria Palermo o Genova con i loro abitanti dentro per non lasciarle nelle mani di un esercito invasore! Eppure non sono pochi a difendere le tesi del Cremlino accusando chi è sotto le bombe di costruire ad arte una realtà ancora più drammatica per scuotere il mondo: come se ce ne fosse bisogno e le scene delle distruzioni non raccontassero abbastanza la tragedia in atto; come se i 5 milioni di ucraini fuggiti all’estero fossero andati in realtà in ferie… Poi c’è chi osteggia Zelensky a prescindere, in quanto filo americano: una marionetta, dicono, nelle mani del vecchio Biden. Come se qualcuno fosse etero diretto a tal punto da mettere la sua e la vita della propria famiglia in pericolo perpetuo, per far contenti gli Usa e garantirsi il potere e una montagna di soldi. Comunque vadano le cose, il signor Zelensky (come qualcuno lo chiama) rischia la pelle non solo ora sotto le bombe, ma anche in futuro; bersaglio oggi delle formazioni che gli danno la caccia: battaglione Wagner (i nazisti dell’anti nazista Putin) più i ceceni, ma in seguito bersaglio anche degli agenti segreti di Mosca abituati a portarsi dietro il polonio radioattivo, come ben sa il dissidente Alexey Navalny e non solo lui. In Italia Zelensky infastidisce tanto parte dell’estrema sinistra quanto parte dei sovranisti di destra. Pochi difendono apertamente Putin, ma le loro critiche agli ucraini finiscono comunque per inquinare ragionamenti che forse sono solo frutto di pregiudizi e di schieramenti che di ideologico hanno poco. Ci sono anche gli amici di Putin, amici per questioni di affari: legami che evidentemente varcano l’Atlantico e dall’Italia all’Ungheria arrivano a Mosca e dintorni. Abbiamo dimenticato l’inchiesta internazionale che indagava su presunti fondi russi alla Lega? Da dove sono arrivati gli inviti ad ammorbidire le sanzioni a Mosca dopo l’invasione della Crimea? Va riconosciuto che dopo l’invasione questi “amici” hanno messo la sordina alle lodi allo zar 2.0.

La cantante ucraina Khrystyna Soloviy, dopo averla attualizzata, canta Oh bella ciao! (con traduzione italiana)

 

Il dubbio…

Dubitare dei video di una strage non è solo ipotizzare che siano frutto di propaganda, ma finisce per sposare le tesi dell’esercito occupante e far pensare – come sostengono i russi – che a bombardare e uccidere gli ucraini siano… gli ucraini. Come se non fosse vero che è in atto una guerra di invasione. E’ il teatro dell’assurdo di Ionesko. La radice delle fake news è sempre la stessa e guarda caso viene rimbalzata dai complottisti riuscendo a coinvolgere anche personalità che fanno della critica a prescindere la loro battaglia quotidiana: com’è stato per il Covid ritenuto un’invenzione o una semplice influenza.

E allora cosa spinge tanti italiani a credere alle affermazioni dell’invasore anziché a quelle della vittima, pur sapendo bene chi attacca e chi si difende? Perché a molti risulta difficile partecipare emotivamente alla sofferenza della vittima preferendo parteggiare per l’aggressore? Non sarà perché l’aggredito, con la sua fermezza e coraggio, ci chiama a una presa di coscienza che implica rinunce? Ci mette di fronte alla durezza di una realtà che preferiamo non vedere: la guerra è una brutta cosa, specie quand’è vicina, quindi meglio chiuderla lì a costo di rinunce dolorose per la vittima. Quando gli effetti economici si faranno pesantemente sentire anche da noi, sapremo chi per primo e con forza urlerà Basta guerra! Non per le vittime, ma per mettere fine a corrente e riscaldamento razionati. 

Bisognerebbe chiedersi se è questione di censo: se è vero che l’empatia risulta più facile a chi ha di meno. Come dice lo psicoanalista Massimo Recalcati, C’è disagio verso Zelensky perché richiama la lotta contro il sopruso e dichiara i valori che non siamo mai stati abituati a difendere a costo di sacrifici, perché a differenza di chi ci ha preceduto e ha vissuto la guerra, non siamo abituati a sacrificare qualcosa. Quindi ci risulta fastidioso rinunciare anche a poco in nome di valori assoluti, tanto più se riferiti ad altri popoli o al concetto astratto di libertà per mantenere la quale, vivendo da 70 anni in democrazia, non abbiamo mai dovuto batterci.

Dalla tv russa

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