Le donne dei Mille, i veneti e Alexandre Dumas inviato di guerra


Alexandre Dumas padre e Giuseppe Garibaldi

Chi erano i Mille di Garibaldi? Intanto va detto che non erano 1.000 i partenti dal porto ligure di Quarto la notte del 5 maggio 1860 alla volta della Sicilia con i piroscafi a vapore Piemonte e Lombardo (prodotti in Inghilterra), ma 1.089. Poi che quella forza militare era composta da uomini – ma anche donne – provenienti da diverse regioni: in testa la Lombardia con 444 volontari, secondo il Veneto con 159, terza la Liguria con 157, quarta la Toscana con 59 e poi: Sicilia (45), Emilia Romagna (38), Piemonte (31), Friuli Venezia Giulia (21), Campania (19) e Trentino (15). La città che ne offrì di più fu Bergamo (chiamata ancora oggi la città dei Mille) da dove ne partirono 163. Si trattava di professionisti (avvocati, medici, ingegneri, farmacisti, capitani di nave), commercianti, artisti, preti.

Antonia Masanello, garibaldina padovana

Ma della spedizione fecero parte anche due donne che vestivano abiti maschili per non essere molestate: una imbarcata e una – come racconta Paolo Alvigini nel suo libro Veneto Garibaldino (edizioni Mazzanti Libri) – Antonia Masanello di Montemerlo, che arrivò in ritardo al molo quando ormai le due navi erano salpate. Ma Antonia, 27 anni, fervente irredentista che aveva aiutato molti patrioti veneti a lasciare il territorio austriaco per rifugiarsi nel Piemonte libero, non si diede per vinta e nella quarta spedizione garibaldina facendosi passare per Antonio Marinello, raggiunse Salemi in Sicilia per ricongiungersi poi ai garibaldini assieme a suo marito Bortolo Marinello presentandosi come suo fratello minore. Si comportò così bene in battaglia (da Messina al Volturno) da venir promossa caporale e un giorno nell’impeto le si sciolsero i lunghi capelli biondi svelando così la sua vera identità, ma rimase a combattere a fianco del suo compagno.

Rose Montmasson, nei Mille col marito Crispi

La seconda donna Rose Montmasson dell’Alta Savoia, era la trentasettenne moglie dell’agrigentino Francesco Crispi (allora di 41 anni), che sarebbe diventato presidente del Consiglio, ministro degli esteri e dell’interno del Regno d’Italia, ma all’epoca era solo un fervente patriota mazziniano pure lui imbarcato con Garibaldi per la Sicilia. La Montmasson non solo fu apprezzata da Garibaldi, ma godette l’amicizia di Mazzini. Chi arrivò all’appuntamento con la storia più in ritardo di Antonia Masanello fu Alexandre Dumas padre, che con 4 giorni di handicap, da Genova prese a seguire i due vascelli a bordo della sua goletta Emma su cui il quasi sessantenne viaggiava assieme alla giovane amante vestita da marinaio per quanto incinta. Quando il celebre scrittore raggiunse Garibaldi, gli fornì armi, munizioni e camicie rosse seguendolo in tutta la spedizione da cui inviò corrispondenze di guerra a Parigi per La Presse, Le constitutionnel e Le siècle. per Durante la missione il generale lo promosse direttore degli scavi e dei musei di Napoli e lo incaricò di fondare e dirigere L’Indipendente, giornale garibaldino la cui edizione italiana fu curata da Eugenio Torelli Viollier che nel 1876 fondò con altri il Corriere della sera da lui ideato e di cui divenne primo direttore.  

Tra i veneti la spedizione contava 33 veneziani, 31 vicentini, 25 rodigini, 23 trevigiani, 21 padovani e veronesi e 6 bellunesi. Nel libro di Alvigini, docente di Diritto all’Università di Padova, oltre ai nomi di tutti i veneti che presero parte alla spedizione, si trovano altre chicche: si scopre ad esempio che il garibaldino più giovane era Giuseppe Angelo Marchetti di Chioggia che aveva solo 11 anni e viaggiava assieme al padre, il trevigiano Luigi Giuseppe Marchetti di Ceneda; che il vicentino Domenico Cariolato prese parte a soli 13 anni nel 1849 alla difesa della Repubblica Romana. Si sa perfino che il caporale vicentino Carlo Piana un giorno a bordo del Lombardo si prese un piatto in faccia lanciatogli dal generale Nino Bixio che era di natura collerica. Ma si ricordano anche i veneti rimasti feriti o uccisi nell’impresa e i segni lasciati nel Veneto tornato italiano dalle visite del trionfatore Giuseppe Garibaldi: come quella a Belluno dove il titolare della farmacia San Giuseppe volle ricordarlo sostituendo dall’insegna il ritratto del santo con quello dell’eroe dei due mondi.

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