Sanzioni e fondi russi a partiti europei


Che ci siano paesi che aiutano (più o meno sotto traccia) partiti politici di altri paesi per garantirsi la nascita, il mantenimento o la crescita di una propria influenza geo-politica ed economica in determinate aree del mondo, è una realtà che esiste da sempre: lo fanno tutti gli Stati che hanno capacità di lobby e forti interessi internazionali. In Italia gli esempi più macroscopici del dopoguerra erano gli aiuti statunitensi alla Democrazia Cristiana e quelli sovietici al Partito Comunista, finalizzati a impedire la vittoria di chi nella guerra fredda rappresentava il blocco rivale.

Ma se oggi qualcuno, con le capacità delle intelligence, della magistratura e con la perforabilità dei sistemi informatici, pensa ancora che potenze straniere continuino a foraggiare direttamente i partiti di altri paesi, si sbaglia di grosso. Le modalità sono più sofisticate e sfruttano le triangolazioni appoggiandosi sulla liceità dei finanziamenti che i privati possono elargire ai partiti politici. Così ad esempio, mai un’indagine troverà dollari o rubli cambiati da un partito europeo prima dell’incasso. Potrebbe invece trovare che 10 container di mobili o di moquette, di pentole o di cellulari sono partiti dal paese X per il paese Y in cambio del doppio del loro valore di mercato; e potrebbe così scoprire che il surplus guadagnato, l’imprenditore A lo gira più tardi al partito K sotto forma di contributo alla sua campagna elettorale.

Detrazioni e mezze verità

Pecunia non olet. I soldi non puzzano, dicevano gli antichi Romani

Oltretutto l’imprenditore che finanzia un partito – purché lo faccia su conti correnti intestati alle delegazioni provinciali che abbiano autonomia amministrativa – beneficia di una detrazione fiscale del 26% per importi da 30 a 30.000 euro, sempre che il partito sia iscritto all’apposito registro nazionale che prevede la tracciabilità degli introiti. Ovviamente l’imprenditore connivente può sempre rinunciare a quella detrazione, se il partito amico gli permette di fare “la cresta” sull’importo arrivato dall’estero.

Più difficile il lavoro degli inquirenti quindi, ma come diceva sempre il giudice Falcone, Per scoprire la mafia bisogna seguire i soldi.     

Ecco perché quando i capi partito europei dicono di non aver ricevuto soldi dall’estero, non mentono. O meglio, alcuni non mentono proprio e altri dicono solo una mezza verità.

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