L’ESPERIENZA INSEGNI

Autovelox- lotteria. Punisce, ma anche premia 

Basta con le punizioni. Ciò che funziona di più con l’essere umano sono i premi. D’altronde è anche quel che avviene con i cani e con le cavie: per ottenere un risultato voluto, più che punirli li si premia. Il concetto che sta alla base della teoria americana del Behaviour usata nelle aziende (anche alcune italiane) con ottimi risultati, è stato proposto in Svezia da Kevin Richardson a cui è andato per questo il premio Fun Theory della Volkswagen. In cosa consiste l’idea attuata a Stoccolma? Si tratta di un autovelox chiamato Speed Lottery: il nome spiega già tutto. E’ un rilevatore che emette multe per chi supera il limite di velocità, ma che in più registra anche i veicoli che li rispettano e fa partecipare gli automobilisti virtuosi ad un’estrazione in cui possono vincere dei soldi. Questo incentivo ha subito prodotto risultati positivi: nel tratto di strada dove prima (con la sola promessa della punizione) la velocità media era di 32 km/h, oggi si viaggia mediamente a 25 km orari.

tatanano.jpg

 

 

La nana del Bengala

E dopo il computer portatile a manovella di Nicholas Negroponte che costa quanto un paio di scarpe o un viaggio in taxi da Milano all’aeroporto di Malpensa (70 euro), ecco l’automobile più economica del mondo: solo 1.700 euro, quanto 17 ricariche del cellulare! La lezione sul risparmio possibile arriva dall’India, non da una piccola carrozzeria del Punjab, ma dal colosso industriale dell’automobile Tata, che fa parte del gruppo dell’omonimo imprenditore, comprendente 93 società e 220.000 dipendenti (16 miliardi di euro il fatturato). La stessa casa automobilistica che ha annunciato la produzione nel 2008 della sua prima auto che non andrà a combustibile, ma ad aria compressa.

Il paragone con casa nostra è d’obbligo, anche se da noi non vi sono modelli di mini-auto omologabili alla nuova Tata nano: 30 cv e 624 cc. E anche se il gruppo Fiat è ben più potente del gruppo Tata, dato che prevede di raggiungere nel 2010 i 67 miliardi di euro di fatturato.

Dunque costruire una citycar che costa così poco si può. Certo, diranno molti, in India un operaio specializzato porta a casa 141 euro al mese contro i 1.000 del suo omologo italiano di 5° livello e i costi contributivi sono enormemente più alti… E poi questa Nano che viene prodotta nello stato del Bengala, non è dotata di tanti strumenti a cui l’automobilista italiano difficilmente rinuncerebbe: aria condizionata, finestrini elettrici, air bag.

Però è, a tutti gli effetti, una 5 posti, 4 porte, dalla linea morbida e moderna e viaggia a un massimo di 80 km/h, anche se non risponde ai requisiti di sicurezza e antinquinamento europei. Ma costa e consuma pochissimo, fa 20 km con un litro: tant’è.

Dunque se sarebbe scorretto paragonare la Nano alla nuova Cinquecento (che costa minimo 10.500 euro), meglio sarebbe confrontarla con l’ultima Smart Fortwo (61 cv) lunga 269 cm (contro i 350 della Nano). Ma la Smart costa 16.900 euro circa, ossia dieci volte più della Tata. Solo per il costo della mano d’opera e per i suoi optional?

La Nano sarà inizialmente venduta nei paesi poveri, così come la laptop di Negroponte: dall’India all’Africa, dall’America Latina al Sud Est Asiatico. Un modo per dare un’auto ai più poveri, un invito ai ricchi a scendere sul terreno di una concorrenza possibile.

L’esperienza Yunus

 

La banca presta soldi a chi li ha… Bella forza!

La banca, si sa, da quando i toscani la inventarono, presta soldi solo a chi già ce li ha e può garantirne la restituzione. Quindi da questo punto di vista è perfettamente inutile. Nessuno, prima di Muhammad Yunus, inventore nel 1983 della Grameen Bank, la banca dei piccoli prestiti, aveva pensato che il rischio di chi presta soldi può tramutarsi in una grande opportunità sociale di crescita. Può sconfiggere la povertà. Per questo a questo “banchiere dei poveri”, un professore 66enne del Bangladesh (paese poverissimo), laureatosi in Economia a Nashville, ha da poco ricevuto il premio Nobel per la pace. Grazie a lui 7 milioni di persone (per il 94% donne) in 37.000 villaggi beneficiano di prestiti senza garanzia. E puntualmente, dopo averli fatti fruttare, li restituiscono (nel 90% dei casi). Grameen iniziò 30 anni fa prestando l’equivalente di 30 euro a testa a 42 donne che non avevano nulla per comprare le materie prime che sarebbero servite ai loro lavoretti artigianali, ossia a far sopravvivere la famiglia. Non si trattò di carità, ma di fiducia. Oggi
la Grameen Bank conta 1.084 filiali nel mondo e dà direttamente lavoro a 12.500 addetti. Negli ultimi 20 anni la banca ha prestato più di 2.000 miliardi di euro! (foto imagesfiche)

l’esperienza Eve

La favola della robotica

Un bel giorno la Corea del sud si è svegliata e si è chiesta: perché non diventare più competitiva? Il Ministero preposto alle intuizioni ha quindi convocato una trentina di società e un migliaio di scienziati dalle università e dai centri di ricerca. Credo che abbia detto: “Ragazzi, datevi una mossa e fateci sognare!” E’ nato così, da un invito e da una grande fiducia ben riposta, il modello coreano, fatto di un mix di contributi statali e genialità privata. I cervelli si sono messi in moto sviluppando ancor più la robotica, che entro il 2013 porterà il paese al terzo posto nel mondo, dopo Giappone e Stati Uniti. D’altra parte la Corea del Sud crede molto nella tecnologia: conta sulla maggior diffusione di Internet, i cui collegamenti a banda larga hanno già raggiunto il 92% delle abitazioni. In Corea dal 2006 è possibile guardare gratis (gratis, termine che da noi non è ancora arrivato) la tv sul cellulare. Da qualche mese inoltre è stato introdotto il primo servizio di collegamento a banda larga superveloce e senza fili (WiBro). Ma non basta. Quasi 17 milioni di sudcoreani (sono in tutto 50 milioni, quindi pochi meno di noi) sono membri di Cyworld, un servizio web che è una sorta di universo virtuale parallelo, che collega tutti tramite siti ad accesso diretto. E in questo paese uscito dalla dittatura e dalla maxi corruzione solo nel 1992, Internet si sta dimostrando un ottimo strumento di democrazia, capace di mobilitare in poche ore le piazze contro il malcostume: quindi è un ottimo veicolo di pressione politica, tale da invitare i politici alla massima attenzione. In fatto di robotica è da qui che ha mosso i primi passi Eva, l’androide in grado di esprimere emozioni, di seguire i movimenti con lo sguardo e di sostenere una conversazione, anche se semplice. Il suo nome à EveR-1: alto un metro e 60, pesa cinquanta chili e ha il viso di una ventenne coreana. Dimostra gioia, sorpresa, rabbia, grazie a trentacinque motori in miniatura e alla pelle sintetica. Muove la testa, le braccia e la parte superiore del corpo attraverso 35 articolazioni, e le labbra si muovono in sincrono con le parole pronunciate. Inoltre riconosce 400 parole in coreano e sulla base di quelle risponde alle domande. Ha negli occhi sensori del movimento per recepire e elaborare le informazioni e seguire le persone con lo sguardo e la testa. Allo Stato è costata appena 270 mila euro: poco pensando alla grande ricaduta che ne sta già avendo l’industria robotica del paese, in questo avanzatissimo settore in cui Seoul ha investito nel 2005 70 milioni di euro: cifra destinata a crescere. E dopo Eva è nato Albert Hubo, praticamente il robot dal volto di Einstein. Viene da chiedersi: qualcuno crede più di noi al bisogno di investire in ricerca scientifica? Possibile? (Nella foto www.kaist.ac.kr il robot è quello al centro)

l’esperienza scontrino

 

Scontrini fiscali o biglietti della lotteria?

Per risolvere la piaga delle prestazioni in nero, in Cina si è pensato bene di trasformare tutti gli scontrini fiscali in autentici biglietti della lotteria. In questo modo chi acquista un bene è decisamente invogliato a richiedere il regolare scontrino: molto più di quanto potrebbe essere se potesse scaricare il costo dalle tasse. Giocando alla lotteria oltretutto non accumula centinaia di scontrini da sommare e trascrivere in dichiarazione dei redditi, secondo una delle proposte che circolano in Italia.

l’esperienza Caduta

Meno incidenti senza segnaletica

Dal 2002 la cittadina olandese di Drachten (40.000 abitanti) ha eliminato i cartelli stradali e i semafori. Risultato: i morti per incidenti stradali sono passati dai 120 del 1974 a 50. Lo stesso ha fatto la cittadina tedesca di Bohemte. Perché ci sono meno incidenti? Probabilmente perché la gente presta maggior attenzione. Guardate quanti cartelli ci sono sulle strade italiane… Così tanti che è facile non farci nemmeno caso. (foto rb)

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2 risposte a “L’ESPERIENZA INSEGNI

  1. Pingback: Case sugli alberi Italia | treetopbuilder·

  2. “Molti sembrano certissimi che nessun calcolatore potrà mai essere senziente, cosciente, dotato di volontà propria, o in qualche altro modo “consapevole” di se stesso. Ma che cosa ci rende tutti così sicuri di possedere poi questa meravigliosa qualità? E’ vero che se c’è qualcosa di cui siamo sicuri, è proprio questo: “Io sono consapevole, dunque sono consapevole”. Ma cosa significano in realtà queste convinzioni? Se l’autoconsapevolezza significa sapere che cosa accade nella propria mente, nessun realista potrebbe sostenere a lungo che le persone abbiano molta intuizione, nel senso etimologico di “vedere dentro”. In effetti, le prove che noi siamo autoconsapevoli, cioè che possediamo qualche attitudine particolare a scoprire ciò che accade dentro di noi, sono davvero molto deboli”
    Marvin Minsky

    Buona lettura!:
    http://www.scienzeantiche.it/public/data/Fausto%20Intilla/200752717421_Androidi%20-%20di%20Fausto%20Intilla.pdf

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