Mantegna e i suoceri


Mantegna. Autoritratto con moglie e suoceri?

Non ho competenze artistiche né mi atteggio a critico d’arte. Tuttavia osservando due quadri del Quattrocento, di identico soggetto e realizzati da due celebri cognati a cinque anni di distanza l’uno dall’altro, mi pare di notare qualcosa di diverso da quanto leggo nelle recensioni ufficiali.

I dipinti a confronto sono La presentazione al Tempio di Andrea Mantegna (tempera su tavola di 68,9 x 86,3 cm. conservato nella Gemäldegalerie di Berlino) risalente a circa il 1455 (foto sopra il titolo) e La presentazione al Tempio di Giovanni Bellini (olio su tavola di 80 x 105 cm., conservato alla Fondazione Querini Stampalia di Venezia) del 1460 circa (foto qui sotto).

Il suo quadro Mantegna lo dipinse presumibilmente a 24 anni quando ancora viveva a Padova. Nel 1453 Andrea a 22 anni aveva sposato Nicolosia Bellini figlia del più affermato pittore veneziano del momento, quello Jacopo Bellini che all’epoca lavorava per la Serenissima e che pochi anni dopo a Padova gli avrebbe insegnato l’arte della prospettiva. La moglie di Mantegna era anche sorellastra del pittore Giovanni Bellini (soprannominato più tardi Giambellino, italianizzazione del veneto Zuane Belin) che si era formato nella bottega paterna e aveva più o meno la stessa età di suo cognato.

Gruppo di famiglia in due interni

La presentazione di Mantegna

Degli almeno due quadri del Giambellino in cui si leggono decise influenze di Mantegna, l’evidenza è maggiore nella Presentazione al Tempio, soggetto che il pittore veneziano riprese cinque anni più tardi rispetto al cognato padovano, usando gli stessi modelli o più facilmente copiando la tavola che probabilmente aveva a disposizione (in casa propria o in quella della sorella).

In entrambi i capolavori compaiono: a sinistra la giovane Madonna che porge il Bambino al vecchio e severo sacerdote Simeone, mentre al centro sullo sfondo San Giuseppe osserva con cipiglio: a destra dal fondo nero fa capolino il volto pallido e perplesso di un giovane dai capelli castani ricci con profonde borse sotto gli occhi supplichevoli, e all’estrema sinistra compare quello di una donna severa, matura, che esce dalla scena. Sei i personaggi presenti, il clima è severo e preoccupato.

La critica ritiene che il giovane che entra da destra sia proprio Andrea Mantegna in un suo primo autoritratto (somigliante ad altri lasciati), mentre la donna che esce a sinistra è ritenuta Nicolosia Bellini la ragazza che Andrea ha da poco sposato. I vecchi barbuti appaiono accigliati, il giovane sulla destra triste come pure la donna in secondo piano, Gesù bambino sofferente.

Ma è paragonando questa tempera con l’olio di Bellini, che mi sento umilmente di proporre un’altra versione: anche perché la donna in secondo piano non si direbbe proprio una ventenne, la giovane che Mantegna ventiduenne sposò.

La presentazione di Bellini

L’opera di Bellini riproduce la medesima scena con personaggi che somigliano a quelli dipinti dal cognato, tranne che per l’assenza del pittore padovano sostituito sulla parte destra da due giovani veneziani; e per la presenza di un’altra giovane donna nella stessa posizione della prima, ma di diverse fattezze: in tutto le figure umane sono quindi 8 e la scena appare psicologicamente meno cupa, anche nei colori.

Quella che la critica ritiene la moglie di Mantegna compare sul bordo sinistro del quadro mentre entra in scena, a tu per tu con l’altra donna.

I due giovani maschi sono ufficialmente ritenuti l’autore del quadro Giovanni Bellini (in primo piano nell’atto di guardare lo spettatore) e il suo fratellastro Gentile in secondo piano un po’ sfumato: Giovanni nacque da un rapporto fuori dal matrimonio e la moglie di Jacopo Bellini non lo inserì nel proprio testamento. In quest’opera l’autore ha 27 anni e il fratellastro Gentile 31.

Jacopo giovane ricorda il San Giuseppe

Notando una certa somiglianza tra l’autoritratto che Gentile Bellini all’età di 76 anni eseguì a matita (qui sopra ho girato specularmente l’originale) e il ritratto che abbiamo di un giovane Jacopo Bellini,  suppongo che per il San Giuseppe di entrambe i quadri sia stato usato come modello proprio Jacopo Bellini che all’epoca dell’opera di Mantegna era sessantenne.  

Quindi se nell’accezione comune i due quadri contengono i due autoritratti di Andrea Mantegna e Giovanni Bellini, e se si ritiene che nelle due scene compaia Nicolosia Bellini moglie di Mantegna, è possibile che il ritratto di lei sia quello della bella e giovane Madonna che Andrea Mantegna guarda, mentre la donna sullo sfondo (in entrambe le opere) a questo punto potrebbe essere la madre di lei Anna Rinversi da Pesaro. Che la madre dei fratelli Bellini (suocera di Mantegna) guardi fuori dalla scena nell’opera di Mantegna ha senso, come ha senso che la stessa rivolga lo sguardo ai propri figli nel quadro dipinto dal suo figliastro Giovanni. Il lavoro di Mantegna quindi potrebbe essere un gruppo di famiglia Bellini: questo potrebbe essere tanto più vero dal momento che Giovanni Bellini sentì l’esigenza di aggiungere nella sua opera non solo se stesso (in quanto autore), ma anche il fratellastro e magari pure la moglie sua o di Gentile.

Forse un ritratto-dono di famiglia

Azzardo un’altra ipotesi: magari in segno di gratitudine Mantegna aveva voluto ritrarre sua moglie e i genitori di lei, donando il quadro alla famiglia Bellini che l’aveva accolto. E quello sguardo stranito e pallido testimonia il timido inserimento nella scena familiare, con l’umiltà di chi ritiene di avere ancora molto da imparare.

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