Ustica, il fango resta secco


Ustica e la bomba politica

Nell’ultimo numero de L’Espresso il ministro Carlo Giovanardi minaccia azioni legali contro chiunque dichiari che il DC9 Itavia caduto nel mare di Ustica la sera del 27 giugno 1980, sia stato abbattuto da un missile della Nato e non sia invece esploso per una bomba. La mia amica Elisabetta Lachina, che in quella strage di 81 civili italiani (48 uomini e 33 donne) perse entrambe i genitori, mi fa avere la lettera aperta scritta il 4 marzo 2011 al ministro da Daniele Osnato, avvocato delle Vittime della Strage di Ustica (qui pubblicata quasi integralmente).

“L’on. Carlo Giovanardi, da circa un anno, pubblicizza il libro del suo amico Vincenzo Manca, dal titolo: Giustizia e Verità: Ustica. Sostengono i due che il DC9 della compagnia Itavia, quella sera del 27 giugno del 1980, era esploso a causa di una bomba, forse araba. In loro sostegno trovano l’on. Aurelio Misiti, insegnante Ingegneria Sanitaria ed Ambientale, che aveva ricevuto l’incarico peritale da parte del giudice Rosario Priore di verificare le cause del disastro aereo. Il sig. Misiti, nelle sue conclusioni degli anni ’90, aveva escluso ogni evidenza radaristica circa l’intersezione del volo civile da parte di uno o più aerei militari che avrebbero potuto lanciare un missile. Il processo penale successivo, però, lo ha poi smentito. Seppur con evidente contraddizione, tra l’altro, anche il sig. Misiti aveva dovuto concludere la propria relazione con la seguente frase: Per tutto quanto esposto, il CP ritiene che l‘abbattimento del DC9 mediante missile sia da ritenersi come ipotesi ragionevolmente da escludersi, anche se l‘abbattimento mediante impatto con missile inerte potrebbe rendere ragione delle caratteristiche di ritrovamento di esplosivo incombusto su alcuni reperti.

Durante il processo penale svoltosi alla 3^ Sezione della Corte di Assise di Roma il sig. Giovanardi e lo scrittore Vincenzo Manca erano assenti. Adesso, invece, dichiarano di conoscerne le deposizioni e le conclusioni. Forse, però, sarà il caso di rammentare un passo con cui si è concluso quel processo: Alla luce di tutti questi elementi di valutazione, ritiene pertanto la Corte che i dati del radar MARCONI, emergenti dai tabulati della sera del 27 giugno 1980 e relativi al settore 7 interessante il percorso del DC9 IH870, siano indicativi, con una probabilità apprezzabile e significativamente superiore a quella ipotizzata dalla commissione MISITI, della presenza di almeno un velivolo intersecante la rotta del DC9 in corrispondenza della zona del disastro.

Dopo la morte del Presidente Cossiga, Giovanardi ha iniziato a sostenere che lo stesso avesse successivamente ritrattato le interviste già rilasciate alla stampa concernenti la sua conoscenza che fosse stato un missile francese ad abbattere il volo civile. Lo ha dichiarato costantemente, in convegni e tavole rotonde, persino nelle Prefetture, addirittura convocando una riunione presso il Museo della Memoria ed affermandolo di fronte alla carcassa dell’aereo civile lì conservato. Il sig. Giovanardi questa storia l’ha continuata a ripetere persino in Parlamento, nella veste ufficiale di rappresentante del Governo, in sede di chiarimenti alle domande dello stesso suo collega Misiti. L’uno faceva domande e l’altro rispondeva; un bel duetto, non c’è che dire.

In questo continuo stalking di informazioni errate, a parte la giustificabile indignazione dei parenti delle Vittime della Strage di Ustica, a me spesso rappresentate da più parti, nessuno “a parte qualche giustificabilissima reazione” ha voluto replicare. Un po’ per rispetto della memoria del propri parenti, un po’ per non dare alcun ulteriore risalto mediatico al sig. Giovanardi. Ma Giovanardi ha continuato, imperterrito.

Da parte mia, come legale di 62 parenti, mi ero imposto un silenzio stampa, per non condizionare affatto il giudizio dei magistrati che con tanto impegno ed abnegazione, e nonostante tutto, continuano tutt’ora ad occuparsi della vicenda. E così veniamo alla pagina 18 dell’Espresso, dove Giovanardi dice: I familiari delle vittime sono avvertiti: rischierà una sonora querela chiunque sosterrà che il Dc9 dell’Itavia fu abbattuto sui cieli di Ustica il 27 giugno del 1980 durante un combattimento aereo tra velivoli militari o da un missile, tirando in ballo depistaggi della nostra Aeronautica militare. Per il governo, che mette in campo i risultati di tutti i processi e di tutte le commissioni di esperti che hanno lavorato intorno alla tragedia, c’è una sola verità: a fare esplodere l’aereo fu una bomba. E 31 anni dopo ha incaricato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi di vigilare sul rispetto di questa versione, anche tramite l’Avvocatura dello Stato, onde tutelare l’onore dell’Aeronautica e dei suoi generali se qualche scettico dovesse tornare a ipotizzare loro responsabilità.

Debbo, allora e per forza di cose, sciogliere il mio silenzio. Sig. Giovanardi, lei è ignorante, nel vero senso del termine, perché non solo non conosce gli atti processuali ma non sa nemmeno che, invece, il Presidente Cossiga aveva parlato e precisato; anzi aveva giurato! Aveva giurato, Cossiga, davanti ad un Tribunale della Repubblica, sostenendo di essere stato informato che Ad abbattere il DC9 Itavia, per mero errore, sarebbe stato un aereo dell’Aviazione Marina Francese decollato da una portaerei al largo del sud della Corsica. Il Presidente emerito, in quella sede, aveva precisato che L’aereo francese aveva in realtà come missione l’abbattimento di un aereo che trasportava il Colonnello Gheddafi. Ricordo anche– aveva spiegato Cossiga- che insieme all’ammiraglio Martini considerammo, a tal proposito, la circostanza che il radar italiano aveva battuto la traccia sulla diagonale di Olbia e che questa circostanza, infatti, rendeva plausibile che l’aereo fosse partito da una portaerei. Se infatti – aveva detto il Senatore a vita – l’aereo fosse partito da un aeroporto sarebbe rimasta traccia della partenza. L’ammiraglio, durante il nostro colloquio, mi riferì anche che sembrava che il pilota francese si fosse suicidato, dopo aver appreso che l’aereo che aveva colpito era in realtà un aereo civile italiano e che i francesi non gli avrebbero dato nessuna spiegazione o informazione. Cossiga, ancora, aveva ulteriormente aggiunto di essere stato informato dal generale Santovito (anch’egli, prima di Martini, direttore del SISMI) che i Servizi Italiani avevano salvato il Colonnello Gheddafi da un attentato perché era stato avvisato di non partire con l’aereo oppure di tornare indietro dopo essere partito. Cossiga, insomma, non ha mai ritrattato, ma ha deposto e giurato, dettagliatamente e finalmente ridando verità a ciò che lei, sig. Giovanardi, pervicacemente dichiara ignorando.

Caro sig. Giovanardi, deve sapere che la nostra Aeronautica militare l’aveva battuta quella traccia di un volo nascosto e nemico, in prossimità del volo civile. E lo ha nascosto, lo ha negato. Il processo penale si è concluso con l’assoluzione per il reato di attentato agli organi costituzionali (art.289 c.p.), opportunamente depenalizzato in corso di processo grazie ad un Decreto Legge del suo attuale presidente, ciò con l’aggiunta dell’inciso atti violenti per la realizzazione del reato. E la Cassazione non ha potuto che prenderne atto. Ma l’assoluzione non ha mica riguardato quei militari preposti al controllo ed agli obblighi di verità. Non era questa, infatti, l’imputazione, e non erano quei soggetti che certamente erano chiamati a rispondere in quella sede. E neppure l’Aeronautica Militare Italiana era alla sbarra, ma soltanto i suoi capi. E però gli obblighi dell’A.M., in tutta questa vicenda, sono stati oltremodo mortificati, oltraggiati ed avviliti, in dispregio alle più elementari regole di verità ed onestà. Regole che avrebbero dovuto permeare il comportamento di certi soggetti, uomini deviati di un sino ad allora rispettabile corpo armato, ma uomini che, però, erano organicamente inseriti in quella struttura addetta al controllo ed alla sicurezza di quel volo civile; struttura che è stata la 82^ vittima di questa storia. Uomini di pezza, venduti alle convenienze di carriera e del silenzio di cameratismo, uomini che non meritano certo tale titolo.

Tutti coloro che hanno voltato lo sguardo dall’altra parte, tutti coloro che hanno dimenticato di aver sentito, tutti coloro che hanno nascosto, tutti coloro che, pur potendo testimoniare, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, tutti coloro che, adesso, hanno buttato fango alla nostra Aeronautica militare, arrecando più danni che benefici, in nome di una omertà che non può essere né accettabile né giustificabile in nessun modo e nemmeno in nome dell’attuale Governo da lei rappresentato; tutti questi soggetti infangano l’onore dell’Aeronautica, non certo chi ha lottato, e tuttora lotta, per la verità.

Di fatto nessuno ha avuto ragione; né lei né i depistatori. Perché, vede sig. Giovanardi, in questa bella Italia ci sono persone che non dimenticano, ci sono magistrati che non smettono di lavorare, ci sono persone che non si fanno intimidire. Neppure da lei, sig. Giovanardi. La invito, per tutto quanto sopra, a denunziarmi, anzi la prego. E la invito a deferire la mia all’Avvocatura dello Stato con la quale ho combattuto, fianco a fianco, la battaglia processuale e che si è costituita parte civile, insieme ai Familiari delle Vittime, contro quei generali e quella Aeronautica Militare deviata e sporcata da qualche abietto soggetto.

Forse lei dimentica, sig. Giovanardi, lei insieme ai suoi amici, che in quell’aereo, quella triste sera, sono stati trucidati 81 cittadini italiani, e che in fondo a quel mare è finita pure la dignità di un intero Paese. Abbia, quindi, la compiacenza di stare zitto, d’ora in innanzi. E se non lo vuol fare per le Vittime, Lo faccia per lei; perché ci fa davvero una bruttissima figura”. (nelle foto dal Museo della Memoria di Bologna, abito di una delle vittime, carcassa dell’aereo). Avv.Daniele Osnato


AUDIO telefonata Soccorso Aereo Sar di Martina Franca e Stato Maggiore

Sopra l’audio originale e sotto la trascrizione dell’allarme lanciato il 27 giugno alle 20,25 da un tenente del Comando Soccorso Aereo militare di Martina Franca ad un maresciallo dello Stato Maggiore

27 giugno 1980 – Ore 20.25
Conversazione tra Smelzo (S) Sar Martina Franca e Berardi (B) Cop-Sma
B: pronto?
S: tenente Smelzo da Martina Soccorso, con chi parlo?
B: maresciallo Berardi.
S: salve maresciallo, ci sta l’ufficiale?
B: eh, guardi dica a me per cortesia, non cerchiamo sempre l’ufficiale.
S: cioè no, perché è una cosa abbastanza seria.
B: e perché io mica mi metto a ridere quando mi dite…
S: benissimo, è caduto un DC9… pronto?
B: sì, dica, dica.
S: è caduto un DC9 lungo la rotta che porta da Bologna a Palermo.
B: sì, noi già stavamo in allerta per questo qui.
S: ultimo punto noto sembra che sia 40,00 Nord 13 e 20 Est
B: prego?
S: ultimo punto noto…
B: un attimo che chiamano da 700 posti, un attimo, eh…
S: sì.
B: allora chiedo scusa.
S: sì.
B: (verso l’interno: ti richiamo io Ciampino, scusa un attimo… Ciampino richiamo io, scusa).
S: pronto?
B: allora dica, caduto, chi gliel’ha detto che è caduto?
S: pronto?…Punto…punto stimato 40,00 Nord 13 e 20 Est…
B: 40 Nord 13 e 00 Est?
S: 13 e 20 Est…
B: 13 e 20.. questo il punto dove è caduto?
S: sì… cioè no il punto dove è caduto, l’ultimo punto noto.
B: eh, a lei chi gliel’ha detto che è caduto?
S: guardi questo qui doveva atterrare già alle 9 e 13 su Palermo
B: sì, queste notizie io ce l’ho tutte quante, lei mi ha detto che è caduto, chi gliel’ha detto?
S: e io penso che sia caduto…
B: ah, ecco pensa…
S: no, ma le mie supposizioni sono… sono abbastanza serie, non sono…
B: pure le nostre purtroppo, uno cerca sempre di sperare che non sia così, se lei mi dice, io devo fare delle comunicazioni, se lei mi dice che è caduto io devo dire che è caduto…
S: guardi, questo qui l’ultimo contatto l’ha dato alle 20,56…
B: sì.
S: poi non sì è visto più.
B: sì, sì.
S: quindi se non è caduto io non lo so cosa abbia fatto questo.
B: sì questo… perché siccome noi dobbiamo fare delle telefonate, un sacco di telefonate.
S- sì.
B: se non siamo sicuri…
S: benissimo, un’altra cosa…
B: sì.
S: l’ufficiale dell’ACC di Roma…
B: eh!
S: mi ha detto che in zona c’era del traffico militare americano.. ora io vorrei sapere se c’è qualche portaerei…perché in tal caso…
B: se c’è la portaerei deve saperlo Martina Franca
S: cioè perché se così è…noi mandiamo, chiediamo l’intervento degli americani.
B: ho capito, dicevo se c’è la portaerei in zona…
S: eh!
B: deve saperlo Martina Franca perché c’ha i radar nella zona.
S: Martina Franca non lo sa se c’è la portaerei in zona (verso l’interno: lo sai tu?).
B: e figuriamoci se lo sa lo Stato Maggiore!
S: eh?
B: e più di loro non lo sa nessuno.
S: guardi (verso l’interno: un attimo (Pietro))… senti qui non non c’è…noi non lo sappiamo se c’è, ce l’ha detto l’ACC di Bri…di Roma.
B: no lei, la sala operativa del SOC di Martina
S: non lo sa, non lo sa, non ha controllato niente.
B – perché deve sapere se c’è la portaerei in zona.
S: qui non lo sanno (verso l’interno: eh, (inc.) sai se c’è la portaerei in quella zona?)… no, non sa niente.
B: e nemmeno noi.
S: voi non lo sapete?
B: come facciamo a sapere se c’è la portaerei lì?
S: vabbe’, che ne so, voi siete lo Stato Maggiore, centro operativo…
B: eh…
S: vabbe’, non lo sapete..?!
B: no.
S: vabbe’, allora io vi ho informato soltanto di questo, adesso faccio altre telefonate, arrivederci.
B: eh, pronto?
S: sì.
B: io volevo sapere lei mi ha detto è caduto, è caduto o no?… Se è caduto mi deve dire chi le ha dato l’informazione.
S: guardi queste sono…supposizioni che io sto facendo, miliardi di…
B: e vabbe’, ma la supposizione teniamocela da parte.
S: va bene, senta, allora io adesso agisco come pe…come meglio penso io e mi accollo tutte le responsabilità…perché non è che posso andare sul posto a vedere se ci sono i cadaveri e poi dire effettivamente è caduto, va bene? …pronto?
B: sì, sì, pronto.
S: quindi io agisco adesso e mi assumo tutte le responsabilità del mio comportamento. E perché non posso a questo punto dopo un’ora che… non dà più notizie, un’ora e mezza dire che non… darvi… il fatto…
B: sì, lo sappiamo anche noi questo qui.
S: ecco.
B: però voglio dire chi ve l’ha detto, che (inc.)…
S: marescia…maresciallo io adesso devo fare altre telefonate, vi ho informato del fatto come dice la circolare.
B – e va bene.
S: arrivederla.
B: arrivederci.

Una risposta a “Ustica, il fango resta secco

  1. Lasciare un commento!? A me vengono solo brutte parole, parole che porterebbero ad una immediata querela, allora, civilmente, dico che in un pese civile non dovrebbero esistere intimidazioni, ne velate ne palesi, atte ad intralciare o sabotare il raggiungimento della verita. Ovviamente io, come tanti, non dimentichiamo, ripeto NON DIMENTICHIAMO, siamo e saremo pronti a seguire i parenti delle vittime e i loro legali in ogni azione, civile protesta, o manifestazione che possa portare alla verità finale.
    Della trascrizione della telefonata intercorsa tra i due soggetti, si nota una arrogante ignoranza da parte del Maresciallo, che in alcuni momenti diventa irritante, spero non si sia davvero ancora nelle mani di questi cialtroni.

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