Linciaggio di italiani


1891. 11 italiani linciati da cittadini “per bene” come il futuro sindaco e il futuro governatore 

 

Stati Uniti, New Orleans, 4 marzo 1891. Quel luogo e quella data sono rimasti nella storia americana e italiana, come il più grave linciaggio mai avvenuto. Undici di 19 italiani arrestati per l’assassinio del capo della polizia David C. Hennessy, furono linciati dalla folla inferocita che, in parte armata, riuscì a forzare con un ariete il portone del carcere sparando su chi stava per essere rilasciato dopo un processo da molti ritenuto truccato.

Dopo il 1870 la migrazione italiana si diresse sulla costa atlantica, inizialmente verso lo Stato di New York dove nel 1847 fu fondata la città dal forte richiamo siciliano: Syracuse, famosa per le sue saline, allora abitata da 22.000 persone.

Prima del 1890 nell’America del Sud erano sempre stati gli irlandesi le vittime della violenza della popolazione locale; poi era stata la volta degli italiani, anzi dei nostri Meridionali che non venivano considerati appartenenti alla razza bianca. In particolare i siciliani (il 4% della popolazione maschile bianca della Louisiana) furono le vittime preferite dei linciaggi (il 40% del totale tra il 1890 e il 1910). L’Ufficio Immigrazione statunitense distingueva gli italiani del Nord da quelli del Sud come due diverse specie caucasiche.

L’arrivo di moltissimi immigrati dall’Italia, specie negli Stati del Sud dove serviva che qualcuno sostituisse la mano d’opera dei neri dopo che la schiavitù era stata abolita (e gli americani bianchi non volevano fare il lavoro massacrante nei campi) portò a una forte discriminazione e a condizioni di vita molto difficili per i nuovi arrivati che fuggivano dalla fame in cerca di migliori condizioni negli States. Già nel 1850 e cioè prima dell’unità d’Italia, Sicilia e altre regioni del sud esportarono molta mano d’opera nel sud degli Stati Uniti, specie in Louisiana e California.

Col 1880, quando aumentò l’immigrazione di meridionali e siciliani in particolare, le violenze contro gli italiani crebbero e vennero anche bruciate le loro chiese; nel solo 1890 furono linciati almeno 20 italiani. Prima di allora i nostri connazionali erano invece molto rispettati, trattandosi di artisti, musicisti, artigiani, commercianti e militari. Crescendo l’immigrazione meridionale negli Usa comparve il termine fino allora sconosciuto di mafia.  I primi mafiosi, appena insediatisi, iniziarono a fare affari a scapito di chi avevano più a portata di mano, taglieggiando gli immigrati italiani più ricchi che vivevano assieme a loro nei quartieri ghetto chiamati Little Italy sorti in tutte le grandi città. Parallelamente gli immigrati italiani onesti cominciavano a distinguersi per intraprendenza e fantasia. I delinquenti che fecero una pessima pubblicità all’Italia erano quindi una minoranza tanto che, diversamente dall’apparenza e come emerge dalle statistiche sulla criminalità della polizia di New York e Boston, la comunità italiana non delinqueva più di altre.

Ma cosa accadde a New Orleans il 4 marzo 1891? La sera del 15 ottobre 1890, mentre rincasava, David Hennessy capo della polizia cittadina, era stato colpito da alcuni uomini che gli avevano sparato a tradimento. In agonia il poliziotto parlò di Dagoes, (da Diego) termine spregiativo con cui si indicavano gli italiani, ma anche spagnoli e portoghesi. Tanto bastò a far ricadere la colpa sugli italiani, anche perché era in corso una faida tra le famiglie Provenzano e Matranga, rivali nei commerci sul lungomare di New Orleans. Oltretutto il capo della polizia aveva arrestato diversi Provenzano, in carcere in attesa del processo di appello e pare che Hennessy volesse presentare delle nuove prove contro i Matranga. Il sindaco chiese alla polizia di perlustrare tutto il quartiere arrestando ogni italiano che fosse stato trovato per strada: il primo giorno 45 finirono dentro, così per alcuni giorni gli immigrati italiani rimasero in casa finché la repressione si spense. In 19 rimasero in carcere con l’accusa di quell’omicidio. Tra loro c’era Charles Matranga; il calzolaio Pietro Monasterio colpevole di abitare dall’altra parte della strada dove Hennessy era stato colpito; il fruttivendolo ambulante Antonio Marchesi perché amico del calzolaio; Emanuele Polizzi perché era stato visto fuggire dopo l’agguato. Dopo la morte del poliziotto, in un comizio il sindaco conservatore Joseph A. Shakespeare incitò la popolazione a Insegnare a questa gente una lezione che non dimenticheranno… Immediatamente insediò una commissione di 50 membri incaricata di indagare sulla presenza di società segrete o di gangs, trovando il modo di debellarle. In una lettera aperta alla comunità italiana, la commissione chiese esplicitamente di denunciare i colpevoli senza farsi giustizia da sola. La stessa commissione ingaggiò due investigatori privati che furono fintamente arrestati e messi nelle celle degli italiani per farli parlare del delitto; ma curiosamente al processo non vennero fatti testimoniare.  Parallelamente la stampa nazionale dipingeva New Orleans come un covo mafioso dove agivano 1.100 criminali Dago.

Quel clima da caccia alle streghe portò il 17 ottobre 1890 un venditore di giornali, Thomas Duffy, a entrare in prigione armato di pistola sparando al collo a uno degli accusati, Antonio Scaffidi, che tuttavia sopravvisse. Il giornale United States scrisse che i colpevoli Non sono italiani, sono siciliani.

Il 16 febbraio 1891 iniziò il processo a 19 sospettati che dopo meno di un mese si chiuse con l’assoluzione di Matranga e di Bastian Incardona e di altri 4. Tuttavia tutti furono tenuti in prigione. La sera stessa del verdetto, 150 cittadini si riunirono per pianificare una reazione e il giorno seguente i cittadini di New Orleans lessero sui giornali locali l’invito di quella fantomatica Commissione per la sicurezza, a presentarsi Preparati all’azione nei pressi del carcere. L’appello fu accolto da migliaia di persone al punto che il console italiano di New Orleans, Pasquale Corte, chiese aiuto al governatore Francis T. Nicholls, il quale rispose che non si sarebbe mosso senza il consenso del sindaco, il quale non era raggiungibile in quanto era uscito per fare colazione. Nel frattempo la massa veniva aizzata dall’avvocato William S. Parkerson che accusava i 12 giurati di essere spergiuri e mascalzoni. Così tutti si mossero verso il carcere gridando Vogliamo i Dagoes! Temendo il peggio, il guardiano dell’istituto Lemel Davis, liberò i 19 italiani invitandoli a nascondersi dove potevano. E mentre fuori in migliaia urlavano, qualcuno con un ariete sfondò il portone e un piccolo gruppo armato entrò. Lo guidavano quattro uomini che in altri frangenti sarebbero stati definiti per bene: gli avvocati William S. Parkerson e Walter Denegre, il politico e affarista James D. Houston e il direttore del giornale New Delta John C. Wickliffe. Con loro, in armi, entrarono John M. Parker futuro governatore e Walter C. Flower futuro sindaco di New Orleans.

Emanuele Polizzi, malato di mente, fu trascinato fuori, appeso a un lampione e fucilato; Antonio Bagnetto venditore ambulante di frutta, venne impiccato a un albero e fucilato; altri 9 furono uccisi a fucilate o a bastonate dentro il carcere. I corpi appesi all’esterno furono lasciati lì per ore.

In quella circostanza morirono: Antonio Bagnetto, Giacomo Caruso (professione stivatore), Loretto Comitz (lattoniere condannato in Italia per furto), Rocco Geraci (stivatore ricercato in Italia per omicidio), Joseph P. Macheca (importatore di frutta), Antonio Marchesi (venditore ambulante di frutta), Pietro Monasterio (calzolaio), Emanuele Polizzi (venditore ambulante), Franco Romero (politico), Antonio Scaffidi (venditore ambulante di frutta, Carlo Traina (operaio in piantagioni di riso). Tutti i linciati, tranne Macheca che era nato in Louisiana da genitori siciliani, erano immigrati siciliani.

Riuscirono invece a nascondersi salvandosi dal linciaggio: Giovanni Caruso (stivatore), Bastiano Incardona (operaio ricercato in Italia per piccoli crimini), Gaspare Marchesi (figlio 14enne di Marchesi), Carlo Matranga (capo operaio), Pietro Natali (operaio), Carlo Pietza (droghiere), Carlo Patorno (commerciante) e Salvatore Sinceri (stivatore).

 

La storia di Joseph P. Macheca era particolare. Figlio di genitori siciliani, era nato nel 1843 in Louisiana e poi adottato da un maltese che gli aveva dato il suo cognome Macheca. Nel 1868 un Macheca guidò un gruppo di siciliani in una violenta manifestazione anti neri. A quanto pare fu il capo di una banda di razzisti assassini siciliani che si chiamavano Gli innocenti e che vantavano il superomismo dei bianchi.

Dopo questo fatto, in Louisiana negli anni Novanta altri 8 italiani furono linciati e il loro assassinio rimase impunito.

Il linciaggio di New Orleans determinò una crisi tra governi: l’Italia pretese giustizia e gli Stati Uniti pagarono 2.211,90 dollari a ciascuna famiglia delle 11 vittime. Da allora nel mondo si diffuse il termine mafia: lo usarono i giornali per indicare le famiglie di immigrati siciliani dedite alla violenza.

 

 

 

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Una risposta a “Linciaggio di italiani

  1. E pensare che ora noi italiani.stiamo facendo agli immigrati,quello che fecero a noi,in quegli anni.Siamo razzisti,tale e quali lo erano gli Americani,se è vero che eravamo paragonati al di sotto dei neri schiavi statunitensi.Gira la ruota e la storia si ripete,come è sempre stato e sarà,purtroppo!

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