Date italiane del XX secolo


Ci sono date della storia d’Italia del XX secolo, che sentiamo sempre citare, ma su cui facciamo a volte confusione: 25 aprile, 24 maggio, 2 giugno, 10 giugno, 25 luglio, 8 settembre, 4 novembre. Le  riepilogo.

24 maggio 1915. Inizio per l’Italia della prima guerra mondiale (avviata nel resto d’Europa nel 1914). Il Regno d’Italia dichiarò guerra all’Impero austro- ungarico il 23 maggio 1915 con effetto dal giorno seguente. A quanto pare però il 23 maggio dopo le ore 22 in Friuli Venezia Giulia a Visinale di Corno di Rosazzo, sulla strada tra Cividale (Ud) e Cormons (Go), fu sparato il primo colpo di fucile del conflitto in territorio italiano. Lo esplosero i finanzieri di guardia ad un ponte sul fiume Iudro, contro il futuro nemico che lo stava minando. Poche ore dopo, intorno alle 4 di notte del 24 maggio 1915, arrivò la prima vittima della guerra sul fronte italiano: l’alpino di Udine, Riccardo Giusto (foto sotto il titolo), 20 anni, rimasto ucciso con una fucilata alla fronte sempre in Friuli a Drenchia (Udine) sul monte Natpriciar. Fino a pochi mesi prima il ragazzo aveva lavorato come facchino alla stazione di Udine.

4 novembre 1918. Fine della prima guerra mondiale per l’Italia, nel senso che fu il giorno in cui entrò in vigore l’armistizio firmato il 3 novembre 1918 a Padova in Villa Giusti del Giardino alle ore 15,20 tra gli emissari dell’Impero austro-ungarico e quelli del Regno d’Italia. Nelle clausole imposte dal Regno d’Italia vi era l’applicazione della fine delle ostilità a partire dalle ore 15 del giorno dopo. Inutilmente il generale Viktor Weber von Webenau disse agli italiani, a firma avvenuta, che il suo esercito aveva già ricevuto l’ordine di cessare il fuoco: il maresciallo Badoglio lasciò proseguire le ostilità fino all’ora fissata, allo scopo di conquistare al nemico in rotta più territorio possibile.

10 giugno 1940. Sono le ore 18 e qualche minuto: L’ora segnata dal destino… dirà poco dopo Mussolini dal balcone di Palazzo Venezia a Roma.  Iniziò così l’annuncio che l’Italia era entrata in guerra contro Gran Bretagna e Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’Occidente, disse parlando a nome dell’Italia proletaria e fascista. Le ostilità iniziarono italiane iniziarono l’11 giugno 1940 con bombardamenti aerei sulle basi inglesi di Malta, su Port Sudan e Aden e avviando l’attacco via terra alla Francia.  

25 luglio 1943. Data della destituzione di Mussolini a seguito della riunione notturna del Gran Consiglio del Fascismo che approvò l’ordine del giorno di Dino Grandi, e il successivo arresto del duce ordinato dal re Vittorio Emanuele III nel pomeriggio del 25. Alle ore 22,45 il conduttore radiofonico Giovanni Battista Arista lesse dall’EIAR il proclama (meno di un minuto) che annunciava le dimissioni di Benito Mussolini e la guida del governo affidata dal sovrano al maresciallo Pietro Badoglio.

8 settembre 1943. Dai microfoni dell’EIAR (futura Rai) alle 19,45 annunciato dal conduttore radiofonico Giovanni Battista Arista, il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio lesse un breve annuncio di 5 righe (meno di un minuto) in cui avvisava gli italiani che il governo italiano aveva chiesto l’armistizio agli anglo-americani (immagine di Dahle Art) e di conseguenza ogni ostilità contro quegli eserciti doveva cessare, mentre le forze italiane avrebbero dovuto reagire contro attacchi provenienti da qualsiasi altra parte. Il riferimento era alla resa incondizionata firmata dal Regno d’Italia il 3 settembre 1943 a Cassibile (Siracusa). Ma la notizia della resa firmata dal generale Giuseppe Castellano (in abiti civili) e dal generale americano Dwight Eisenhower fu diffusa l’8 settembre un’ora prima (18,30) in lingua inglese proprio da Eisenhower comandante delle forze alleate nel Mediterraneo, da Radio Algeri.

25 aprile 1945. Giorno in cui a Milano il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora nelle mani di nazisti e fascisti. In quell’occasione il CLNAI emise tre decreti, col primo dei quali avocava a sé tutti i poteri. Ma fu solo il 3 maggio 1945 il giorno in cui arrivò la definitiva resa nazifascista a seguito della resa incondizionata firmata alla Reggia di Caserta il 29 aprile 1945 tra rappresentanti del Terzo Reich (con delega del generale Rodolfo Graziani ministro della Repubblica Sociale Italiana), di Stati Uniti, Unione Sovietica e Regno Unito.

2 giugno 1946. Fu il giorno delle votazioni per il referendum a cui, dopo vent’anni di dittatura, si chiese agli italiani se volessero mantenere la Monarchia o avventurarsi con la Repubblica. Per la prima volta in assoluto, alle donne fu permesso di votare in una consultazione politica nazionale. I risultati espressi da 13 milioni di italiane e 12 milioni di italiani (l’89,08% degli aventi diritto) furono diffusi soltanto il 10 giugno 1946, quando la Corte di Cassazione proclamò la vittoria della Repubblica con due milioni di voti di scarto. Pro Repubblica il 54,3%, pro Monarchia il 45,7%. Una spaccatura netta in due del Paese, rimasta tuttora invariata, se la paragoniamo ai due schieramenti ideologici contrapposti (centro sinistra e centro destra). Nell’immagine la scheda referendaria.

Curioso leggere che le circoscrizioni in cui vinse la Monarchia furono quelle di Napoli (78,9%), Lecce (75,3), Salerno (72,9), Benevento (69,9), Catania (68,2), Bari (61,5), Palermo (61), Cagliari (60,9), Catanzaro (60,3), Potenza (59,4), L’Aquila (53,2) e Roma (51%). In Friuli Venezia Giulia (tranne qualche Comune) e nella provincia di Bolzano non si svolse il referendum in quanto aree ancora esterne al territorio nazionale o oggetto di contesa internazionale.

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