Alla Fiera delle parole


Vittorino Andreoli: Niente paura, dal male di vivere si guarisce

Il dolore della follia è esistenziale, è il dolore di non essere accettati. Con questa riflessione lo psichiatra Vittorino Andreoli ha aperto il 16 settembre a Montegrotto Terme l’11^ La Fiera delle parole 2017 (iniziativa di Bruna Coscia con l’associazione di Cuore di carta). I suoi sessant’anni di professione li ha voluti racchiudere nel libro I principi della nuova psichiatria (Rizzoli) presentato all’attentissimo pubblico che gremiva il Palaberta. E il pensiero iniziale lo porta a dire che il vero compito dello psichiatra, come dello psicoterapeuta, del genitore come dell’uomo della strada, prima di consigliare farmaci è saper ascoltare entrando in empatia con chi non si sente accettato, ha paura, è preda di sensi di colpa e frustrazioni. Poi a sorpresa dice: Non ho molta fiducia negli psichiatri che amano psichiatrizzare tutto, e poi leggo che le visite psichiatriche in Italia si svolgono nel tempo medio di 15 minuti! Per il disagio di un adolescente uno zio intelligente o un nonno possono avere una funzione straordinaria perché chi soffre deve sentirsi capito e indirizzato prima che curato.

Amo i matti più dei normali, che sono ormai pochissimi anche se a nessuno piace sentirsi dare del normale perché tutti sono contenti di essere considerare almeno un po’ strani…

Ricorda quel lontano 1959 che lo vide studente di Psichiatria accompagnato dal gigantesco direttore del manicomio di Verona in una visita che lo turbò molto; ma fu proprio quella moltitudine di pazzi che vagavano senza senso da una parte all’altra dei cameroni, a convincerlo a laurearsi: Volevo fare qualcosa per loro nonostante all’epoca dominasse l’idea che il matto “era per sempre” e nulla avrebbe potuto guarirlo, quindi andava allontanato dalla società perché non fosse pericoloso per sé e per gli altri e doveva essere custodito (anche legato se serviva) anziché curato. L’idea di Dante che il cervello è un cristallo e quando si rompe non lo si può riparare, era ancora viva. Da 15 anni invece sappiamo che non è così.

 

Abbiamo due cervelli e la personalità si modifica

Analizzando quali strutture cerebrali si attivano con determinati stimoli prosegue Vittorino Andreoli la risonanza magnetica ci ha mostrato che il cervello è diviso in due parti: una strutturata fin dalla nascita e l’altra, posta dietro la fronte e le tempie, è invece elastica e continua a modificarsi sulla base delle esperienze che facciamo. Ed è la parte elastica il campo della follia: quindi anche i disagi psichici sono modificabili, è possibile smontare ossessioni e fobie… Ognuno di noi ha in testa 85 miliardi di neuroni e abbiamo alcune cellule collegate ciascuna a 10.000 neuroni ed è da lì che nascono pensieri, dubbi, ansie, sogni, tutte le immaginazioni di questa che è la prima antichissima forma di mondo virtuale.

Un altro punto toccato dall’accademico veronese che vanta un vasto curriculum non solo scientifico, ma anche letterario e divulgativo, è il principio che la personalità è modificabile in quanto si basa sulle esperienze mutevoli. E dalla personalità unita alla biologia e all’ambiente dipende il comportamento umano.

 

Malessere mentale a quota 50%

Quando ci si chiede perché la tal persona si è comportata in un certo modo bisognerebbe ragionare su cosa determina la frustrazione che è la condizione del male di vivere: ansia, sensazione di inadeguatezza che ti tolgono l’aria e ti fanno nascere reazioni come la depressione. Oggi il 50% dei disturbi segnalati ai medici di base riguarda forme di malessere mentale e il 14% della popolazione ha vissuto nella propria vita almeno un episodio clinico di depressione: dove per clinico non si intendono certo le semplici tristezze o malinconie.

Io amo molto la depressione perché è una malattia umanissima che nasce dalla sensazione di essere incapaci di fare anche le cose più semplici e questo provoca sensi di colpa perché ci si rende conto di non rispondere più alle esigenze delle persone amate o della società. E’ quando si è depressi che si fanno le fantasie di morte…

 

State male? Cercate piccole gratificazioni

Il consiglio che do è di costruire una strategia esistenziale che bilanci le frustrazioni attraverso le gratificazioni, anche piccole come il fatto di sentirsi utili. E ai genitori suggerisco di essere positivi coi loro figli: a cosa serve obbligare l’adolescente a far bene a scuola se poi gli si fa capire che dopo la laurea non troverà mai lavoro? Gratificare i figli è importante per la loro salute mentale. Non dimenticate che la salute mentale è qualcosa che si costruisce. Bisogna parlarsi di più invece di vivere solo nel mondo virtuale attaccati ai cellulari.

 

La base della cura? L’umanità

E a proposito del dilemma “farmaco o psicoterapia?”, Vittorino Andreoli ricorda che la relazione interpersonale è la vera cosa fondamentale e le due terapie possono coesistere nei disagi meno acuti.

Rispetto ai malati psichiatrici serve grande comprensione – prosegue Andreoliperché la malattia mentale è un capitolo della sofferenza umana. Nella mia lunga professione non ho mai legato nessuno dei miei matti, anzi ho denunciato in Procura un assistente che l’aveva fatto. State vicini a chi vive in un “suo mondo” perché significa che non si sente capito dagli altri.

Infine una confessione che sottolinea il valore dell’umanità indispensabile per avvicinare i sofferenti: Se sono riuscito ad aiutare qualche ammalato è perché sono fragile, so cos’è la tristezza, conosco l’angoscia e l’ansia.    

 

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3 risposte a “Alla Fiera delle parole

  1. Grazie Caterina di questo commento. Da profano ho una istintiva paura dei farmaci in genere e tanto più di quelli che agiscono sul sistema nervoso. So che alcuni servono a placare stati di agitazione estrema e altri ridanno forza a chi si sente morire dentro. Sì forse noi gente comune non abbiamo l’accortezza e la pazienza di ascoltare e stare vicino abbastanza a chi soffre; è vero tutti siamo presi dai nostri problemi, ma credo anche che la persona che sta male non abbia gli strumenti per farcela da sola. Quel che manca in questa società distratta e sopraffatta da ogni genere di cosa e, come diceva Andreoli, dal mondo intero con i suoi drammi che abbiamo a disposizione minuto per minuto, è proprio il senso di comunità e la capacità di stringersi attorno al singolo. Diversamente da quanto accadeva nelle società del passato, nella civiltà contadina. Andando verso l’universale perdiamo terribilmente il contatto con chi ci sta a fianco. E’ questo, credo, uno dei motivi che alimenta il malessere sociale che poi è il male di vivere.

  2. Si capisco l’amore per la sua professione ma è una malattia subdola. Troppo!!!! I farmaci purtroppo sono necessari e concordo con le sue considerazioni: Non bastano!!!! Ti viene tolta la voglia di tutto. Si ha tanto bisogno degli altri. Di forza ma la forza la dobbiamo trovare in noi stessi. Anche le altre persone hanno i loro problemi e non possiamo aspettarci tutto da loro. La natura che ti incanta fa bene all’animo.

    • Se un depresso avesse la forza, la volontà, non sarebbe tale…Poi ci sono livelli e livelli di depressione…Giusto, non bisogna aspettarsi tutto dagli altri perchè hanno i loro problemi, però talvolta scappano proprio, non sanno che fare, come affrontare il dolore non fisico altrui, cosa dire…e si è soli di nuovo.

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