Giustizia sovranista


 

Si fa presto a parlare di riforme

Ogni partito che va al potere (o cerca di andarci) promette riforme. Riformare significa trasformare, dare una forma diversa e migliore: in questo caso alle leggi vigenti. Sembrerebbe un fatto positivo, ma dipende sempre da chi è ad andare al potere. In Germania le riforme di Willy Brandt furono di certo migliori di quelle apportate anni prima da Adolf Hitler, eppure la popolazione osannò il sanguinario dittatore che prometteva il potere al popolo e non il democratico riformista. Cambiare non significa quindi per forza di cosa migliorare, può tradursi anche in pericoloso peggioramento.

E’ quanto sta avvenendo nella Polonia paese membro dell’Unione Europea, dove è stata appena varata una legge che pone la magistratura sotto il controllo del governo: ossia potere giudiziario gestito da potere legislativo. Una aberrazione presente nei regimi totalitari.

Il governo sovranista di Varsavia, tenuto in palmo di mano da Salvini, ha così posto fine all’indipendenza dei magistrati che d’ora in avanti possono venir sollevati dall’incarico, multati e perfino licenziati, se (ad esempio) osano tacciare di incostituzionalità una nuova legge. La nuova norma, stigmatizzata più volte dalla Corte di giustizia europea, rischia ora di far prendere all’Unione misure drastiche contro la Polonia e si parla anche di una sua possibile uscita forzata dal consesso europeo.

Come hanno denunciato alcuni magistrati polacchi, è in atto una forte campagna ostile che usa anche parte della stampa per spaventare i giudici: sono stati ad esempio indebitamente pubblicati gli indirizzi di casa di alcuni giudici e addirittura del presidente del loro Consiglio superiore della magistratura, esponendoli a potenziali attacchi o gesti di intimidazione, o anche solo rendendo palese che oramai sono allo scoperto, privi della necessaria riservatezza e sicurezza personale.

In questo clima che fa pensare ad altri tempi bui, i magistrati stanno protestando pubblicamente anche mediante una marcia del silenzio che ha visto presenti a Varsavia 25.000 persone tra cui magistrati polacchi e di altri 20 Paesi europei. Non si tratta del conflitto tra una categoria e l’altra, né di rendere migliore la giustizia togliendola dalle mani dei giudici, ma dell’esigenza che in Polonia come altrove si rispetti la necessaria autonomia di ciascun potere, come stabiliscono le Costituzioni. In caso contrario, senza più correzioni delle storture del potere politico che può fare quel che vuole, è dittatura. Il piano è inclinato e si fa presto a scivolarci dentro.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...